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Pensioni, rimborsi per fasce e con tetto

Un arretrato in configurazione una tantum nel 2015. Ma senza precludere la possibilità di rimborsarlo anche in più anni ai pensionati rimasti “congelati” nel 2012 e 2013 dalla riforma Monti-Fornero. Con un nuovo meccanismo progressivo basato sulle fasce di reddito da pensione, magari con un tetto tra i 3.500 e 5mila euro oltre il quale la perequazione non verrebbe restituita. Sarebbe questo l’ultimo schema su cui sta lavorando il Governo per dare una soluzione al nodo-indicizzazioni dopo la pronuncia della Consulta. Anche se non mancano ancora le alternative, come quella di rimborsare l’indicizzazione per ogni assegno solo per la quota inferiore alle tre volte il minimo, confermando il blocco per la parte altra del trattamento. In ogni caso la sentenza è da considerare immediatamente applicabile, come ha precisato ieri il presidente della Corte costituzionale, Alessandro Criscuolo. Il tutto mentre proseguiva la bagarre. Con i sindacati sul piede di guerra per chiedere la tempestiva applicazione della sentenza, i consumatori che si dichiarano pronti alla class action e a denunciare l’Inps e l’opposizione all’attacco, Lega in testa.
Sul dossier pensioni e sul confronto in atto con la Ue si è svolto ieri sera un lungo incontro a Palazzo Chigi tra il premier, Matteo Renzi, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Entro lunedì a Bruxelles sarà inviata una comunicazione sulla strategia che il Governo intende seguire per risolvere la questione ma probabilmente senza misure di dettaglio. Un’anticipazione che potrebbe arrivare in coincidenza con l’Eurogruppo e comunque prima delle Raccomandazioni della Commissione Ue, attese per il 13 maggio.
Sul piano operativo al momento le opzioni possibili sono due: un anticipo dell’assestamento di bilancio a giugno con il contemporaneo varo di un decreto sul rimborso degli arretrati; in caso contrario l’Esecutivo ricorrerebbe a un provvedimento urgente in chiave sospensiva da varare al più tardi all’inizio del prossimo mese subito dopo la tornata elettorale. L’assestamento di bilancio diventerebbe in ogni caso il pilastro dell’operazione evitando, come aveva già dichiarato il ministro Padoan, una manovra. La gestione in versione una tantum dell’arretrato, se accolta dalla Ue, consentirebbe al Governo di non avere ricadute sul deficit strutturale grazie all’utilizzo della clausola di salvaguardia per le circostanze eccezionali. Resterebbe il problema del deficit nominale previsto per quest’anno al 2,6% del Pil e che inevitabilmente crescerebbe. Ma con un dimezzamento (o forse più) del flusso di rimborsi da restituire (non più di 4-4,5 miliardi lordi anziché gli 8,7 previsti per il biennio 2012-2013) il deficit rimarrebbe comunque abbondantemente al di sotto del limite del 3 per cento. È invece stata recisamente esclusa l’ipotesi, circolata nei giorni scorsi, di rimborsare le indicizzazioni perdute utilizzando i BoT.
Per il calcolo del rimborso potrebbe essere utilizzata la griglia prevista dalla legge di stabilità 2014 (Esecutivo Letta) e che parte dal 100% fino a 3 volte il minimo per scendere al 45% oltre le sei volte il minimo ma con un tetto collocato più in alto, e oltre il quale il rimborso non arriverebbe. Ipotesi che fa infuriare le opposizioni, a partire dal leader della Lega, Matteo Salvini, che si dice pronto «da martedì a occupare il Tesoro», contro uno Stato «ladro che ha derubato 6 milioni di persone». La linea del tetto ai rimborsi trova invece più di un consenso all’interno della maggioranza. Insiste a sostenerla il sottosegretario Enrico Zanetti, che ribadisce come «il rimborso a tutti sarebbe una follia». E propone, a sua volta, una soglia di 5mila euro giocando sul deficit per reperire le risorse.
I meccanismi di distinzione per fasce di reddito potrebbero essere diversi. Così come i criteri di calcolo del rimborso nei casi di pensionati oltre certe soglie che siano beneficiari di più prestazioni. In questo caso potrebbero scattare perequazioni più leggere. Sulle indicizzazioni future, sapendo che il sistema di calcolo attuale scade a fine 2016, le decisioni verranno prese con la legge di stabilità. Per il Governo c’è comunque un punto fermo: la soluzione dovrà essere equa e sostenibile.
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