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Pensioni, no di Draghi ai sindacati ora lo sciopero è più vicino

Sindacati verso la mobilitazione. L’incontro a Palazzo Chigi sulla legge di Bilancio si conclude senza neanche avvicinarsi a un punto di intesa, né sulle pensioni né sugli ammortizzatori sociali né sul taglio del cuneo fiscale. Il presidente del Consiglio Mario Draghi lascia il tavolo a un’ora e mezza dall’inizio, per via di «un impegno istituzionale indifferibile», e a presiedere la riunione rimane il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, affiancato dal ministro del Lavoro Andrea Orlando e da quello delle Finanze Daniele Franco. Un’ora dopo, alle 21, l’incontro si conclude senza nessuno spiraglio: Brunetta si impegna a riferire le richieste dei sindacati al premier, e ricorda che c’è ancora un giorno di tempo per chiarire i punti rimasti in sospeso, prima del Consiglio dei Ministri che giovedì darà il via libera alla legge di Bilancio.Fonti di Palazzo Chigi avevano parlato inizialmente di una prosecuzione della riunione nella giornata di oggi, ma i sindacati la escludono: ci sarà un incontro nell’ambito del G20 del lavoro con i sindacati europei, ma non si parlerà di manovra. I leader di Cgil, Cisl e Uil fanno sapere invece che se l’impianto del provvedimento rimane quello attuale, nei prossimi giorni si decideranno di comune accordo «le iniziative di mobilitazione più adatte».«L’incontro non è andato bene – sintetizza il segretario generale della Uil Pier Paolo Bombardieri –. Ci sono alcune risposte parziali e positive sulla riforma degli ammortizzatori sociali, ma secondo noi le risorse stanziate, tre miliardi, sono insufficienti. Sulla riforma fiscale ci sono 8 miliardi ma non c’è una scelta su dove allocare le risorse, il governo lascerà al Parlamento la possibilità di decidere dove impegnarle. Sulle pensioni non c’è neanche una scelta: c’è solo la decisione di stanziare 600 milioni e confermare Opzione Donna e l’Ape sociale».Sul capitolo pensioni in effetti l’unica certezza è la conferma della proposta del ministro Orlando di proroga di un anno Opzione Donna (assorbirà 99 milioni di euro) e l’Ape sociale, allargata a nove altre categorie di lavori gravosi. Proposta che il ministro si trova a discutere su due fronti: oltre che con i sindacati, anche con la Lega, che spinge per “quota 41”, cioè l’uscita flessibile a partire dai 41 anni di contributi.I sindacati non sono contrari alla proroga di Opzione Donna e Ape, chiedono però l’allargamento a tutte le nuove categorie di lavori gravosi individuate dalla commissione istituita dal ministro Orlando, non solo ad alcune. Soprattutto, i sindacati chiedono una riforma complessiva delle pensioni che vada in direzione della flessibilità, mentre dalla riunione esce la conferma dell’intenzione del premier Draghi e del governo di fare ritorno alla legge Fornero. «Le risorse sono largamente insufficienti per finanziare una vera grande riforma degli ammortizzatori sociali – ribadisce il leader della Cisl Luigi Sbarra –. È sbagliato considerare le pensioni un lusso o una regalia».Sul taglio del cuneo fiscale si apre il secondo fronte: il governo, come i sindacati, intende tagliare le tasse ai lavoratori e alle imprese, ma anche tagliare l’Irap. Per i sindacati invece l’intervento sul fisco deve andare, spiega il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, «nella direzione di aumentare i salari e le pensioni per far ripartire l’economia italiana, perché siamo il Paese con la più alta riduzione della massa salariale in Europa». Inoltre, aggiunge Landini, serve un intervento a sostegno del lavoro: «Non è accettabile che il lavoro creato in questi mesi sia precario: siamo di fronte a un milione di posti tra contratti a termine della durata di qualche mese, lavoro somministrato e intermittente o a chiamata».Intanto oggi il Consiglio dei ministri varerà il Dl Recovery: tra le misure l’ecobonus per gli alberghi , borse di studio e alloggi per gli studenti universitari, e un fondo per “la Repubblica del digitale”.

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