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Pensioni minime, spunta il riccometro per evitare abusi

Il presidente del consiglio Matteo Renzi insiste. L’intervento sulla previdenza da inserire nella prossima legge di Bilancio sarà una «misura di equità sulle pensioni minime», dice in un’intervista a Vita , rivista del settore no profit. Un aumento per chi prende l’assegno base, quello da 500 euro al mese. È la conferma di quanto venuto a galla più di una settimana fa. Renzi preme per una soluzione diversa da quelle esaminate al tavolo di confronto con i sindacati, guidato dal sottosegretario Tommaso Nannicini e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Le idee messe a punto a quel tavolo sono due: aumentare il numero delle persone che prendono la 14ª, l’assegno aggiuntivo che incassa chi prende meno di 750 al mese. E l’aumento della no tax area, la soglia al di sotto della quale i pensionati non pagano le tasse. L’intervento sulle pensioni minime è un’altra cosa. Dicono che il suggerimento sia arrivato a Renzi da Jim Messina, il guru americano ingaggiato in vista del referendum d’autunno. Perché? L’aumento delle pensioni minime è un messaggio semplice, che funziona. L’intervento sulla 14ª o sulla no tax area, invece, è un meccanismo complesso, da dibattito fra addetti ai lavori.

Il pressing di Renzi ha spiazzato non poco chi ha lavorato finora alla questione. E ha prodotto il primo risultato. L’incontro tecnico sulle pensioni fra governo e sindacati, in calendario per domani, è stato rinviato alla prossima settimana. Nel frattempo Palazzo Chigi ha chiesto una serie di dati e simulazioni all’Inps. Il punto è che l’intervento sulle minime potrebbe essere troppo costoso. Anche lasciando fuori dall’aumento chi prende pure altri assegni previdenziali, co-me la reversibilità, sarebbero coinvolti 2,3 milioni di italiani. Estendere a loro il bonus da 80 euro, vecchio pallino del premier, costerebbe quasi 2,5 miliardi di euro l’anno. Troppo. L’ipotesi è scendere a un miliardo escludendo dall’aumento anche chi ha un’altra entrata in famiglia, utilizzando l’Isee, il cosiddetto riccometro che misura reddito e patrimonio non della singola persona ma dell’intero nucleo familiare. Una misura d’equità, forse. Di sicuro una misura complicata.

Lorenzo Salvia

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