Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Pensioni, l’uscita con 41 anni di contributi? «Costerebbe troppo»

Dopo la pandemia bisogna rimettere a posto il mercato del lavoro, ridurre le diseguaglianze e impostare una riforma delle pensioni sostenibile ed equa. Questo il senso della relazione con la quale il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha presentato alla Camera il Rapporto annuale dell’Istituto. Sulle pensioni, Tridico ha esaminato tre ipotesi di riforma. La prima è quella del pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età. La seconda è quella del calcolo contributivo con 64 anni di età e 36 di contributi. La terza è quella messa a punto dallo stesso Tridico: anticipo della sola quota contributiva della pensione a 63 anni, rimanendo ferma a 67 la quota retributiva. «Dall’approfondimento — ha detto il presidente — emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio. La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliardi, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027. La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo nel 2029 con 2,4 miliardi». Il dibattito, ha detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, anche lui alla presentazione del Rapporto, «è eccessivamente concentrato sulla flessibilità in uscita e sulla possibilità di anticipo dell’uscita dal mercato del lavoro» mentre «dovremmo concentrarci sulle prospettive che riguardano gli assegni delle nuove generazioni».

Nel frattempo, la crisi pandemica ha messo a dura prova l’Inps e il suo bilancio. L’istituto, ha spiegato Tridico, ha erogato sussidi e aiuti a un italiano su tre: «Circa 20 milioni di individui, per una spesa complessiva di 44,5 miliardi». In particolare, sono stati assistiti: 4,3 milioni di lavoratori autonomi, professionisti e stagionali; 6,7 milioni di lavoratori dipendenti in cig, per una spesa di 23,8 miliardi; 210 mila disoccupati che hanno fruito del prolungamento del trattamento di disoccupazione (Naspi); 515 mila famiglie cui è stata assicurata l’estensione dei congedi parentali, 850 mila che hanno fruito del bonus baby-sitting e 722 mila del Reddito di emergenza; 216 mila sono stati i bonus per i lavoratori domestici e 1,8 milioni i nuclei familiari (circa 3,7 milioni di individui) che hanno ricevuto il Reddito o la Pensione di cittadinanza.

I posti di lavoro salvati con il blocco dei licenziamenti nel periodo marzo 2020-febbraio 2021, «possono essere valutati in circa 330 mila e per oltre due terzi riconducibili alle piccole imprese (fino a 15 dipendenti)». L’aumento della spesa e la contrazione delle entrate contributive hanno fatto peggiorare il risultato finanziario di competenza dell’Inps, che è passato da +6,6 miliardi del 2019 a –7,1 miliardi del 2020. Ma nei primi cinque mesi del 2021 la situazione è in forte miglioramento e quindi Tridico confida che si possa tornare ai livelli del 2019. Sul fronte del Reddito di cittadinanza, il presidente, che è tra i padri della riforma voluta dai 5 Stelle, ha riconosciuto che l’«occupabilità dei percettori è molto scarsa». E su Quota 100, voluta invece dalla Lega, ha detto che «è stata utilizzata prevalentemente da uomini, con redditi medio-alti».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Carlos Tavares sorprende il mercato e, in un momento non facile per l’auto, migliora in misura si...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nexi e Alpha Services and Holdings, capogruppo della greca Alpha Bank, hanno avviato una partnershi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Senza infamia, ma anche senza lode. Il mondo della banche italiane esce sostanzialmente indenne dai...

Oggi sulla stampa