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Pensioni, l’ira dei sindacati per lo stop alla flessibilità Salgono i contratti stabili

ROMA.
Sindacati e opposizione insorgono dopo la rinuncia del governo, nonostante promesse e annunci tv andati avanti per mesi, a intervenire nella legge di Stabilità sulle pensioni e rendere più flessibile l’uscita. Il rinvio non piace a Cgil («sbagliato»), Cisl («non va bene») e Uil («gravissimo errore»).
Non gradisce neanche Cesare Damiano, minoranza pd, che parla di «doccia fredda». E Renato Brunetta, Forza Italia, di un premier «costretto a marcia indietro». «I lavoratori e le lavoratrici si rassegnino», consiglia Arturo Scotto, capogruppo di Sel.
«Sull’eliminazione della Tasi per ville e casali di lusso si corre veloce, e per chi dopo una vita di lavoro chiede il rispetto di un diritto si va piano, anzi pianissimo».
D’altro canto il premier Renzi è stato netto: «Non abbiamo ancora trovato la soluzione per consentire di andare in pensione un paio d’anni prima», ha detto domenica in tv. «Se si interviene sulle pensioni senza saggezza si fa danno, quindi proporremo la soluzione nel 2016 quando i numeri saranno chiari». Non sembra però un problema di chiarezza (le cifre esistono da mesi, messe giù dall’Inps), né di soluzioni, presenti ad abundantiam. Piuttosto di coperture. E di priorità politiche.
Ben altre reazioni ai nuovi numeri, resi noti ieri dall’Inps, sui contratti di lavoro nei primi otto mesi dell’anno. «Più assunzioni (oltre 90mila), più stabilizzazioni (oltre 300 mila). Il Jobs Act porta più diritti e più lavoro», esulta Renzi su twitter. Si tratta di dati amministrativi e dunque di flusso, diversi da quelli di stock dell’Istat (dunque sovrabbondanti, si contano i contratti non le teste). Ebbene da gennaio ad agosto, l’Inps ha registrato oltre 423 mila contratti a tempo indeterminato senza articolo 18 (attivazioni al netto delle cessazioni). Ovvero 319 mila in più dello stesso periodo del 2014. Un bel salto. Ma di questi 423 mila, ben 332 mila sono trasformazioni di contratti a termine o apprendistato in contratto a tutele crescenti. Dunque, come sottolineato da Renzi, sono poco più di 91 mila i contratti stabili “nuovi”. A fronte di oltre 465 mila a tempo determinato (oltre cinque volte tanto). In buona sostanza, su un totale di quasi 601 mila rapporti di lavoro registrati da gennaio ad agosto, il 15% è stabile e il 77% con data di scadenza e dunque precario. L’Inps segnala poi un boom di voucher da 10 euro lordi: oltre 71 milioni, quasi 30 milioni in più in otto mesi (+71%). Altro segnale di precarietà, seppur emersa dal nero. Il “metadone” (definizione di Renzi) per le assunzioni del 2015, ovvero la decontribuzione, sta funzionando: quasi 791 mila contratti l’hanno sfruttata. Con un dato interessante: oltre il 70% di questi sono stati sottoscritti da lavoratori over 30, con quote forti anche over 40 e over 50. Infine un’altra annotazione importante. In agosto, la percentuale di contratti stabili sul totale era al 33%, ben più alta di quella dell’agosto 2014 (28,5%). Peccato che sia in discesa.
Dal picco di febbraio-marzo-aprile (41%-43%-42%)quando l’effetto annuncio della decontribuzione ha agito al massimo – quella quota è crollata di dieci punti, tornando sui livelli 2013-2014. Non un bel segnale.
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