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Pensioni, la strada è in salita Anche i sindacati contro le Quote

Su Quota 102-104, l’ipotesi del Mef per evitare un ritorno immediato alla legge Fornero con uno scalone di cinque anni, non c’è soltanto il no della Lega. La Cgil di Landini la definisce «una presa in giro», per la Cisl è «inaccettabile» e per la Uil «una beffa». A una misura che vedrebbe la possibilità di pensionamento anticipato a 64 anni nel 2022 con 38 anni di contributi e a 65 o 66 nel 2023 (con 39 o 38 anni di contributi), con una piena vigenza della riforma Fornero a partire dal 2024, i sindacati oppongono un progetto presentato da tempo al governo: uscite flessibili a partire dai 62 anni di età o dai 41 anni di contributi. Una vera e propria riforma, insomma, che si affiancherebbe alle modalità di uscita previste dalla legge Fornero. Mentre il piano del governo, secondo i primi calcoli dei sindacati, permetterebbe il pensionamento anticipato l’anno prossimo solo a poche migliaia di lavoratori, in ogni caso non più di 20 mila anche secondo i calcoli più ottimistici basati sulle stime Inps, e si tradurrebbe dunque solo in apparenza in un ritorno graduale alla legge Fornero.E infatti le risorse previste dal Documento Programmatico di Bilancio, inviato ieri a Bruxelles, sono piuttosto limitate, 602 milioni per il 2022, 452 milioni per il 2023 e 508,5 milioni per il 2024. L’orientamento del governo è del resto in linea con le indicazioni che anche ieri sono arrivate dall’Ocse, in audizione al Senato: «L’Italia spende per pensioni e servizi del debito molto di più rispetto agli altri paesi Ocse e questo penalizza i giovani e le prospettive di crescita future».Ma le critiche all’ipotesi del governo non arrivano solo dalla Lega e dai sindacati. «Mi sembra che manchino le risorse necessarie per un allungamento dell’Ape sociale per due anni, non si parla di pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue – obietta il senatore Tommaso Nannicini (Pd), autore di una proposta di riforma previdenziale che ipotizza l’uscita flessibile dai 64 anni con almeno 20 di contributi – Si dovrebbero tenere in considerazione i lavori gravosi, servirebbe almeno un miliardo. È una soluzione tampone un po’ limitata e tardiva».Al momento si tratta, almeno fino a quando non prenderà forma la prima stesura della legge di Bilancio, la prossima settimana. Il Documento Programmatico di Bilancio, inviato ieri a Bruxelles, ha lasciato la questione in sospeso: alla voce “Misure in materia pensionistica” si leggono due righe piuttosto laconiche che parlano in generale di interventi per la flessibilità del sistema previdenziale.«Al di là delle quote, di cui si discuterà una volta aperto un confronto di merito, mi pare ci sia un principio affermato che condivido: attenuare l’impatto del venir meno di Quota 100 affinché non si torni direttamente alla Fornero. Su questo siamo tutti d’accordo», afferma il ministro del Lavoro Orlando, precisando che bisogna «eliminare le distorsioni di Quota 100 e differenziare i lavori gravosi, recependo il lavoro dell’apposita Commissione ». Si tratta della Commissione istituzionale sui lavori gravosi, presieduta dall’ex ministro del lavoro Cesare Damiano, che aveva riclassificato i lavori gravosi tenendo conto di dati Istat, Inps e Inail, ampliandone il numero e facendo anche alcune proposte aggiuntive come quella, spiega lo stesso Damiano, «di ridurre i contributi ai muratori perché i cantieri sono discontinui », e di «comprendere le mansioni gemelle, quando lo stesso lavoro ha due diverse classificazioni».Il governo non esclude né la proroga dell’Ape Social, né quella di Opzione Donna, che prevede invece l’uscita anticipata dai 58 anni ma con forti penalizzazioni sull’assegno. Ma non sono ancora state stabilite le modalità: è probabile che l’estensione dell’Ape Social non sia così ampia come era stato auspicato dalla Commissione istituita da Orlando.In attesa di definire le misure, con la legge di Bilancio, nel Dpb il governo definisce intanto le cifre di massima. In totale la manovra prevede una spesa di 23,4 miliardi in deficit. La posta principale è costituita da 8 miliardi per il fisco; ci sono poi 4,1 miliardi che vanno alla sanità, di cui 2 per l’acquisto di vaccini e medicine per il Covid e 2 miliardi contro il caro bollette. Poco più di due miliardi per il rinnovo dei contratti pubblici, quasi un miliardo e mezzo per la riforma degli ammortizzatori sociali.

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