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Pensioni, la riforma prepara la fase 2

di Marco Rogari

Dopo la riforma appena varata con la manovra «salva Italia», anche per la previdenza ci sarà una sorta di "fase due". Non immediata come quella in cantiere per la crescita. Ma neppure troppo a lungo termine, visto che una volta chiuso il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, che sarà aperto nelle prossime settimane, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, potrebbe concentrare i suoi sforzi su uno degli anelli più deboli del nostro sistema pensionistico: la previdenza integrativa. E proprio per rendere le forme complementari più appetibili ai lavoratori potrebbe arrivare entro la fine dell'anno, e forse già all'inizio della prossima estate, un piano ad hoc: misure per facilitare le adesioni ai fondi pensioni e, se lo stato dei conti pubblici lo consentirà, magari anche nuove agevolazioni fiscali. A fungere da trampolino di lancio verso questa possibile fase due è lo stesso pacchetto-Fornero inserito nella manovra, che prevede la possibilità di adottare forme di decontribuzione parziale «verso schemi previdenziali integrativi» in favore delle giovani generazioni.
In altre parole, potrebbe scattare una riduzione dell'aliquota contributiva nei casi in cui le giovani generazioni rendessero più ampia la loro copertura previdenziale facendo leva sui fondi pensione. Ma prima che questa misura possa diventare operativa toccherà a un'apposita Commissione di esperti, composta da reppresentanti degli enti previdenziali e delle Authority di vigilanza del settore (in primis la Covip), valutarne la praticabilità e l'eventuale portata. Un compito che, secondo quanto prevede il decreto «salva Italia», dovrà essere portato a termine entro la fine del prossimo anno. Ma non è da escludere che i primi frutti di questo lavoro possano essere visibili già all'inizio della prossima estate.
Ancora prima decollerà un programma di iniziative di «informazione e di educazione previdenziale», che è previsto in maniera esplicita sempre dalla manovra di Natale. Un programma, che avrà una cadenza annuale e che dovrà essere elaborato dal ministero del Lavoro insieme agli enti previdenziali, su cui il ministro Elsa Fornero conta molto. Anche perché l'obiettivo è diffondere la consapevolezza, soprattutto tra i giovani, della necessità dell'accontonamento di risorse a fini previdenziali, forme integrative comprese. Con il ridursi degli importi degli assegni previdenziali per effetto dell'estensione del metodo contributivo, la componente "complementare" diventa, del resto, ancora più strategica.
La campagna informativa servirà anche per cercare di incrementare il ricorso alla previdenza integrativa da parte degli statali. Il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha detto a chiare lettere in una recente audizione in Parlamento che «è necessario rilanciare la previdenza complementare», anche perché i fondi negoziali collettivi fin qui costituiti «non hanno ancora raccolto adesioni da parte dei dipendenti». Di qui la necessità di «una forte azione di comunicazione» del Governo e anche degli enti locali.
Per il pacchetto di nuovi interventi occorrerà però attendere del tempo. Tra l'altro il ministro Fornero sembra orientato ad affrontare questa sorta di fase due aprendo preventivamente un confronto con le parti sociali, così come già previsto per la riforma del mercato del lavoro. Gli stessi sindacati, d'altra parte, spingono per dare più forza alle pensioni integrative. Non a caso è arrivata dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la proposta di rendere obbligatorio (e non più volontario, come attualmente previsto) il convogliamento del Tfr sui fondi pensione. Un altro nodo da sciogliere è quello relativo alle procedure di raccordo delle forme integrative con il mondo dei lavoratori parasubordinati. Anche se il capitolo più delicato resta quello delle agevolazioni fiscali.

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