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Pensioni, ipotesi rateizzazione e decreto-ponte

Un decreto legge “sospensivo”, da varare entro maggio. Con l’obiettivo di evitare il fenomeno dei ricorsi pronti a scattare dal 1° giugno congelando gli effetti della sentenza della Consulta sulla mancata rivalutazione nel 2012 e 2013 delle pensioni superiori a 1.405 euro mensili lordi fino alla prossima legge di stabilità dove inserire la soluzione al nodo-indicizzazioni. E una restituzione delle somme dovute ai pensionati con un meccanismo di rateizzazione su base triennale o quinquennale. Sono queste due delle ipotesi che stanno prendendo quota nel Governo per dare una soluzione al nodo “indicizzazioni”. Le due opzioni, valutate ieri in due distinte riunioni a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia, potrebbero combinarsi, ma il Governo potrebbe anche decidere di imboccare una sola delle due strade. La decisione sarà presa nei prossimi giorni. Oggi al ritorno da Baku del ministro Pier Carlo Padoan sarà fatto il punto della situazione. Una parte delle risorse necessarie potrebbe arrivare da un intervento per allineare maggiormente ai contributi versati le pensioni di importo più elevato di natura prevalentemente retributiva.
A lanciare questa idea, che potrebbe portare anche a un contributo di solidarietà e che è sostanzialmente in linea con il lavoro che sta sviluppando il presidente dell’Inps, Tito Boeri, è il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei. Un ricalcolo in chiave maggiormente contributiva delle pensioni superiori ai 5mila euro lordi mensili (circa 3.300 euro netti) garantirebbe un recupero di 1,5 miliardi che potrebbero essere utilizzati per coprire parte dell’impatto a regime sui conti della pronuncia della Consulta che dal 2015 in poi vale circa 3 miliardi l’anno, come avrebbero confermato ieri i tecnici della Ragioneria generale. La ricaduta complessiva della sentenza sul quadro contabile, partendo dal 2012-2013, sarebbe di 8-9 miliardi al netto del gettito Irpef (si veda il Sole 24 Ore del 3 maggio).
Tra i vari nodi da sciogliere resta quello delle modalità di restituzione. A livello tecnico, sulla base di un’attenta lettura della sentenza, al Mef si starebbe facendo largo la possibilità di garantire il recupero della perequazione integrale per per le pensioni inferiori a tre volte il minimo (1.406 euro mensili) e di far leva su un meccanismo progressivo per modulare l’indicizzazione sulle pensioni da oltre 4 volte il minimo in su oppure su un dispositivo progressivo agganciato al reddito sulla falsariga di quanto previsto per il 2014 da un decreto del governo Letta. Dall’opposizione continuano ad arrivare critiche. Per Renato Brunetta (Fi) ora il Def è da rifare, «torni in Parlamento». Non mancano i dubbi dei costituzionalisti sulla sentenza. Per Augusto Barbera si tratta di «una brutta pagina» mentre Giovanni Maria Flick fa notare che la pronuncia non si può impugnare davanti alla Corte di giustizia europea.
Tornando all’ipotesi di un decreto-ponte, questa opzione arginerebbe preventivamente la valanga di ricorsi che potrebbero essere presentati, sulla base dell’efficacia della sentenza, dal 1° giugno (il Codacons pensa a una class action), e, contemporaneamente, consentirebbe al Governo di avere a disposizione 4 mesi per individuare la soluzione migliore e sviluppare il delicato confronto con Bruxelles sugli effetti della sentenza della Consulta su deficit e debito. Soprattutto su quest’ultimo parametro la partita potrebbe rivelarsi non del tutto in discesa. Anche perché il rialzo del disavanzo degli anni compresi tra il 2012 e il 2014 impatterà negativamente sul debito pubblico. Sul versante del deficit il confronto con la Ue potrebbe risultare insidioso solo per quanto riguarda il 2014 che ha chiuso al limite della soglia del 3% del Pil.
Quanto alle misure da adottare, il ministro Giuliano Poletti afferma che «sicuramente non ci sarà alcuna patrimoniale». E aggiunge: «Dovremo fare un approfondimento insieme al ministero dell’Economia e all’Inps», come conferma il sottosegretario Pier Paolo Baretta. Poletti assicura che subito dopo questo approfondimento incontrerà i sindacati che hanno già chiesto di essere convocati. Il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, propone di «anticipare a giugno l’assestamento di bilancio» e di affrontare gli effetti della sentenza sul 2016 e 2017 con la “stabilità”.
Per Taddei la via da seguire è quella della stretta sugli assegni più elevati in chiave contributiva. «La Consulta dice che la pensione è retribuzione differita, allora deve essere proporzionale ai contributi versati. Se è così, vanno riallineati i benefici pensionistici ai contributi effettivamente versati, mantenendo l’equità, quindi intervenendo solo su quelle più alte». Taddei tiene anche a sottolineare che «non vanno dimenticate le condizioni in cui si trovava il Paese nel 2011» quando lo stop dell’indicizzazione fu deciso dal Governo Monti.

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