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Pensioni, governo sotto pressing sugli esodati

Flessibilità in uscita ed esodati: stamattina il governo darà le prime risposte. Alla Commissione Lavoro e Bilancio di Camera e Senato si terrà l’attesa audizione dei ministri Padoan e Poletti per capire quante risorse ci sono sul tavolo e come il governo intende utilizzarle.
Le questione sono due: la possibilità di introdurre modifiche alla riforma Fornero, prevedendo flessibilità in uscita in cambio di una riduzione dell’assegno; l’avvio o meno di una nuova operazione di salvaguardia, (la settima) per tutelare i 49.500 ex lavoratori (dato Inps) rimasti senza reddito e senza previdenza a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile. Sindacati ed esodati aspetteranno le risposte in piazza, ma la tensione sarà alta anche all’interno dell’aula, perché la Commissione ha idee precise in proposito. Sia sulla flessibilità «va sostenuta non solo perché non produce costi, ma perché genera risparmi» ha detto il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano – che sulla salvaguardia. «I soldi ci sono – spiega Damiano- l’Inps ha detto che sulla prima tranche di risorse da 6 miliardi sui complessivi 11,6 stanziati, c’è stato un risparmio di 3,3 miliardi. Bisogna utilizzarli per salvaguardare gli esodati . Subito e al di fuori della legge di Stablità ». Per Marialuisa Gnecchi, membro Pd della Commissione, «i risparmi già disponibili darebbero la possibilità di avviare adesso la salvaguardia dei 26 mila esodati che resteranno senza coperture entro il gennaio 2017».
Su quei risparmi, il Tesoro ha però idee diverse: parte delle risorse sono già state assegnate in riduzione del debito e esodati e sindacati temono anche che da questo Fondo il governo voglia prelevare capitali da destinare al progetto flessibilità.
Palazzo Chigi intenderebbe infatti ammorbidire la Fornero, ma calcola che l’operazione, almeno nel breve periodo, non sarà a costo zero. Sul tavolo ci sono varie proposte di uscita flessibile, quella che sembra prevalere fissa l’uscita anticipata a 62-63 anni d’età con 35 di contributi o 30 anni con una penalizzazione del 3-4 per cento per ogni anno mancante all’età di vecchiaia. Una possibilità che però potrebbe essere limitata soltanto ad alcune categorie di lavoratori: i futuri esodati al di fuori delle salvaguardie già scattate (con un inervento che sarebbe quindi definitivo rispetto alla settima salvaguardia), i disoccupati over 62 anni se sprovvisti di ammortizzatori e le donne per attenuare lo scalone che scatterebbe dal prossimo gennaio. Ieri c’è stato un vertice fra Poletti, Padoan e il sottosegretario a Palazzo Chigi De Vincenti. Oggi, almeno per quanto riguarda le modalità di soluzione del nodo esodati, dovrà arrivare un’indicazione chiara.
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