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Pensioni e fusioni Banchieri a rapporto da Padoan e Visco

Riaprono le Borse, dove molti occhi sono puntati su Deutsche Bank, che cercherà una mediazione sulla multa comminata dalla giustizia Usa, per togliersi di dosso dubbi e speculazioni. Le indiscrezioni di venerdì – che ne hanno fatto rimbalzare l’azione crollata in apertura – parlavano di multa ridotta a 5,4 miliardi di dollari, molto meno dei 14 richiesti dal Dipartimento di giustizia Usa per le irregolarità nella vendita dei mutui subprime; somma enorme ma che per molti operatori la banca tedesca può permettersi di pagare senza dover chiedere capitali al mercato.
Il negoziato su tutti i tavoli tra il maggiore istituto della Germania e gli Stati Uniti è aperto. L’amministratore delegato John Cryan sarà a Washington questa settimana, per il meeting annuale del Fondo monetario, e cercherà a ogni costo di convincere i funzionari statunitensi a non usare misure troppo pesanti, ed evitare un’escalation di multe e divieti ai due lati dell’Atlantico. È la classica situazione in cui gli speculatori del mercato possono guadagnare bene: lo si è visto venerdì, con alcuni degli stessi hedge fund che poche ora prima avevano ritirato denaro da Deutsche Bank a venderne allo scoperto l’azione in Borsa. E gli avvoltoi sono all’erta anche oggi: il gestore Pedro Texeira, del fondo di Wall Street Nakota Management, ha promesso «un lunedì nero» se il colosso tedesco non troverà un accordo con la giustizia Usa. Sul fronte tedesco, invece, i capi di Basf, Daimler, Siemens, Eon, Rwe sono scesi in campo: «L’industria tedesca ha bisogno di una Deutsche Bank che la accompagni nel mondo».
La stabilità del colosso – che il Fondo monetario ha definito a inizio estate «la maggior fonte di rischi sistemici al mondo» – è basilare anche per il fragile settore bancario italiano, i cui vertici stamani sono convocati al ministero dell’Economia, a due mesi dall’ultimo degli incontri a volo d’uccello avviati un anno fa con la crisi delle quattro banche. Ci saranno, davanti al ministro Pier Carlo Padoan, il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, i vertici di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Ubi, quelli dell’Associazione bancaria, le Fondazioni e casse di risparmio (Acri) e il fondo Atlante, nato per il salvataggio di Vicentina e Veneto Banca ma che sta trattando anche l’acquisto dei crediti inesigibili di Mps. Dietro le quinte si racconta che servirà a svolgere i temi più caldi del tavolo finanziario, comprese le eventuali recrudescenze in Italia del caso Deutsche Bank. Ma la riunione servirà anche per fare il punto sulle strategie del governo, a partire dalle misure di anticipo pensionistico (Ape) che saranno tra i cardini della Legge di stabilità. L’Ape ha bisogno del credito delle banche: da loro dovrà venire l’anticipo della rata ai pensionati, che poi dovranno restituirlo nei successivi vent’anni. Così, se qualche giorno fa il governo ha incontrato i sindacati per parlare di pensioni, ora cerca di trovare il consenso delle banche, che dietro le quinte hanno ancora qualche dubbio su entità dei tassi, loro variabilità e durata dei prestiti flessibili ai pensionati. L’incontro in via XX Settembre sarà poi l’occasione per fare il punto sulla vendita delle quattro good bank, sofferta ma in possibile definizione: Ubi sta trattando con la Bce i dettagli di un suo intervento, che potrebbe comportare una ricapitalizzazione sui 600 milioni per comprare Etruria, Banca Marche e Carichieti.
La Commissione Ue ha già dato qualche giorno di proroga rispetto al termine (già slittato) di fine settembre. E i continui rinvii sono il sintomo di un’operazione indigesta, date le condizioni del settore e dei mercati. Le quattro banche salvate un anno fa sarebbe stato molto meglio venderle allora: adesso la banca di Bergamo e Brescia è disposta a comprarle a un prezzo simbolico, attorno ai 400 milioni ma che comprende i crediti fiscali (di simile ammontare) che le tre banche in vendita inglobano. E oltre alla partita fiscale, c’è quella dei nuovi crediti deteriorati delle good bank, che valgono 3,4 miliardi, di cui circa un terzo diventeranno nuove sofferenze. Ubi vorrebbe “scaricare” questi crediti prima dell’acquisto: e il negoziato con Francoforte, dove un nuovo consiglio di vigilanza è previsto fra una settimana, è in pieno corso.

Andrea Greco

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