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Pensioni con Ape e Opzione donna Quote, ipotesi 41 anni di contributi

La proroga secca di un anno Opzione donna. Che consente alle lavoratrici di andare in pensione con 58 anni d’età (59 se “autonome”) e 35 di versamenti usufruendo di un assegno interamente “contributivo”. E il prolungamento di almeno 12 mesi dell’Ape sociale, con l’estensione della platea a nuove categorie di lavoratori impegnati in attività “gravose”, ma probabilmente non nelle dimensioni indicate dalla commissione tecnica istituita dal ministro del lavoro, Andrea Orlando (una trentina di mansioni). Sono le ultime due tessere che sarebbero state inserite nel complesso mosaico previdenziale del dopo Quota 100. Che dovrebbe essere completato da un nuovo sistema di Quote, bocciato però ieri a palazzo Chigi dai sindacati, in pressing per ottenere una riforma organica con una vera flessibilità in uscita, e sul quale la Lega sta ancora trattando con Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia. A 24 ore dal Consiglio dei ministri chiamato ad approvare la legge di bilancio (che dovrebbe essere preceduto oggi da quello per il varo del nuovo decreto semplificazioni collegato al Pnrr), l’intesa dentro è fuori la maggioranza è insomma ancora da trovare. L’ultima opzione all’esame dei tecnici è stata costruita attorno al requisito fisso dei 41 anni di contributi, sulla falsariga di quella “Quota 41” cara al Carroccio (possibilità di uscita al raggiungimento appunto del quarantunesimo anno di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica).

In questo caso Quota 103 nel 2022 e Quota 104 nel 2023 scatterebbero con una soglia fissa di 41 anni di versamenti e un requisito anagrafico, rispettivamente, di 62 anni (come per Quota 100) e 63 anni. Non a caso nella serata di ieri la Lega ha fatto sapere che il vero obiettivo da centrare restava Quota 41. In alternativa c’è l’altra ipotesi valutata lunedì (v. Il Sole 24 Ore di ieri), che prevede una Quota 103 biennale, eventualmente anche con 63 anni d’età e 40 di contribuzione, e uscite mirate sempre con 63 anni (ma con una soglia di versamenti più bassa) per i lavoratori delle Pmi. Per i pensionamenti anticipati nelle aziende con meno di 15 dipendenti, secondo lo schema della Lega, dovrebbe essere in ogni caso attivato un apposito fondo. Ma questa ipotesi sarebbe stata giudicata difficilmente praticabile a via XX settembre. Soprattutto perché, come nel caso dell’altra opzione, deve fare i conti con le risorse disponibili, che il Documento programmatico di bilancio ha fissato in non più di 1,5 miliardi in tre anni (600 milioni per il 2022). Risorse destinate ad essere irrobustite, ma non più di tanto.

La quadratura del cerchio dovrà essere trovata oggi nel corso di una giornata in cui proseguiranno i contatti con la Lega, e con il resto della maggioranza, che potrebbero anche sfociare in una nuova visita di Matteo Salvini a palazzo Chigi, fin qui esclusa. Ieri sera sono tornate a circolare le voci anche di una convocazione della cabina di regia. Ma gli spazi di manovra appaiono risicati. Mario Draghi nell’incontro di ieri con i leader dei sindacati avrebbe ribadito che dal sistema contributivo non si torna indietro. Il meccanismo delle Quote non convince troppo neanche il Pd. Che, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, dovrebbe però aver ”incassato” la proroga in versione più estesa dell’Ape sociale e quella di Opzione donna (condivisa anche dalla Lega) considerate prioritarie da Enrico Letta e dal ministro Orlando. Nessun risultato invece sarebbe stato ottenuto sulle tutele previdenziali per i giovani. Una partita complicata, quella sulla previdenza. Che è destinata a proseguire durante il cammino in parlamento della manovra. Anche perché resta aperta l’ipotesi dell’invio alle Camere di un testo “aperto” almeno per le Quote con indicazioni specifiche limitate a Ape sociale e Opzione donna. Che sarebbe però di fatto già “blindato” dallo stretto perimetro delle risorse utilizzabili tracciato dal Mef.

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