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Pensioni, cambia la riforma sarà possibile uscire prima in cambio assegni più bassi

Riforma delle pensioni da cambiare. Solo ritocchi per quella del lavoro. Mentre spuntano problemi di copertura per la Cassa integrazione in deroga. Il Consiglio dei ministri di venerdì potrebbe mettere in campo solo «un intervento tampone», ha fatto intendere ieri il ministro del Lavoro Giovannini (il governo puntava a 1,2 miliardi, si accontenterà forse di 800 milioni). Sul fronte Imu, intanto, si studia l’esenzione anche per i capannoni industriali. «Vediamo quello che è possibile fare», assicurava ieri il ministro dell’Economia Saccomanni, mentre la Banca d’Italia certificava il nuovo record storico del debito pubblico: 2.034,725 miliardi a marzo.
Uscite flessibili, ma penalizzate. Tradotto: andare in pensione qualche anno prima, ma con un assegno decurtato. Questo il piano del governo, scandito ieri da Giovannini, in audizione al Senato, per dare «una soluzione strutturale» alla questione “esodati”, come aveva promesso il premier Letta nel suo discorso di insediamento. «Non è il tema di ora», ha precisato Giovannini, tuttavia «occorre ripensare alcuni meccanismi della riforma delle pensioni». Una proposta di legge in tal senso già esiste, depositata alla Camera e a firma Damiano-Gnecchi (Pd), che prevede meccanismi di penalizzazione per chi lascia il lavoro (o è costretto a farlo) tra i 62 e i 65 anni (dall’8 al 2% in meno di pensione). Ma anche premi per chi vuole proseguire tra i 65 e i 70 (dal 2 all’8% in più). Tagli e bonus aperti alle decisioni dei singoli, senza paletti. Non solo dunque una proposta a protezione degli esodati, ma il tentativo di restituire ai lavoratori la possibilità di scegliere quando ritirarsi. Nel 2013 potrà farlo chi ha 41 anni di contributi (se donne) o 42 (se uomo), oppure 66 anni per le pensioni di vecchiaia. Il premier Letta tuttavia aveva sì parlato di «gradualizzazione» ma solo in «forme circoscritte» per consentire «l’accesso con 3-4 anni di anticipo al pensionamento con una penalizzazione proporzionale ». Un riferimento implicito alla questione “esodati” (privi di pensione e reddito), lungi dall’essere risolta dopo la copertura dei primi 130 mila casi, costata 10 miliardi. Il ministro del Lavoro ha incaricato l’Inps di preparare una «mappa concettuale» per una «quantificazione precisa» degli “esodati” che distingua tra «casi variegati».
Meno spazi invece per una modifica all’altra legge Fornero, quella sul lavoro. La riforma «sta finalmente producendo una serie di effetti voluti» ha detto ieri
Giovannini, riferendosi ai risultati del monitoraggio Isfol secondo cui diminuiscono i contratti precari a favore di quelli a tempo. «Modifiche limitate e puntuali» sono possibili, ma «bisogna essere molti attenti prima di toccarla». D’altronde è «irrealistico », per il ministro, «pensare che interventi normativi, fiscali o contributivi possano generare lavoro». «Se la produzione non cresce – ha aggiunto – impossibile riassorbire la disoccupazione ». Nel breve si punterà sul piano europeo per i giovani (6 mi-liardi), semplificazioni per le imprese che assumono, impostazione della staffetta generazionale («costosa, ma dai vantaggi evidenti»). Lo «smottamento preoccupante» di posti alla fine del 2012 sembra essersi fermato.

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