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Pensioni, anticipo con taglio massimo del 15%

Chi anticiperà volontariamente l’uscita dal lavoro di 3 anni rispetto alla soglia di vecchiaia potrà fare leva su un nuovo prestito pensionistico-bancario da rimborsare in 20 anni: la rata potrà produrre una riduzione fino al 15% della pensione piena potenziale. Ma i lavoratori che si troveranno in una situazione particolarmente disagiata, come ad esempio i disoccupati di lungo corso, vedranno ridursi al minimo, se non addirittura azzerata, la “decurtazione implicita” dell’assegno per effetto di apposite detrazioni fiscali. Che andranno ad attutire, in versione modulare (da calibrare anche sulla base del reddito e della categoria di appartenenza) l’impatto dell’anticipo. E per i soggetti più “deboli” lo Stato, sempre facendo leva sulle detrazioni, si farà carico non solo degli interessi ma anche di una fetta del “capitale” (ovvero della decurtazione “potenziale” della pensione). Sono stati il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini, a illustrare ai sindacati, nel secondo round su previdenza e lavoro, le linee guida dell’Ape (Anticipo pensionistico).
«È stato un confronto positivo e concreto», hanno detto Poletti e Nannicini. E anche i sindacati hanno parlato di «passi in avanti» apprezzando il mancato ricorso a penalità esplicite nella proposta del governo. Un clima di dialogo costruttivo, dunque. Come confermato dalla serrata tabella di marcia già concordata per i prossimi incontri. Sulle pensioni governo e sindacati si rivedranno il 23 e il 28 giugno mentre sul lavoro il nuovo round si terrà il 30 giugno. Con all’ordine del giorno l’ipotesi di intervento sul cuneo per ridurre il costo del lavoro stabile, già anticipata ieri dal governo, e il riordino delle politiche attive con la nascita della nuova Agenzia nazionale.
Sulle pensioni confermato il ricorso al meccanismo del “prestito” che sarà garantito dalla banche con un’assicurazione sui rischi ma senza la richiesta di una garanzia reale (ad esempio la casa di proprietà). A erogare l’assegno anticipato sarà l’Inps, che diventa il front office dell’Ape anche attraverso la certificazione della pensione. Il montante pensionistico sarà quello raggiunto al momento della richiesta dell’anticipo (non si conterebbero gli tre anni di contribuzione ancora mancanti per il raggiungimento della soglia di vecchiaia) mentre il coefficiente di trasformazione utilizzabile sarà quello relativo al raggiungimento dell’età di vecchiaia.
Come ha sottolineato Nannicini, non saranno previste penalizzazioni esplicite e scatteranno detrazioni fiscali più elevate per i soggetti più deboli. La reale decurtazione dell’assegno, che sarà variabile, si materializzerà al momento in cui scatteranno le detrazioni fiscali (diverse a seconda dei casi). L’ammortamento sarà ventennale. E l’operazione per i primi tre anni (dal 2017 al 2019) avrà un carattere sperimentale: nel 2017 coinvolgerà i nati tra il 1951 e il 1953 (gli over 63), nel 2018 i nati del 1954 e quello seguenti i nati del 1955. Subito dopo l’intervento, destinato a confluire nella prossima manovra di bilancio autunnale, potrebbe assumere una fisonomia permanente.
Il costo dovrebbe oscillare tra i 500 e i 600 milioni. Ma senza il coinvolgimento di banche e assicurazioni il piano flessibilità-pensioni avrebbe potuto avere un impatto sui conti pubblici anche di 10 miliardi. La platea dell’Ape dovrebbe oscillare tra i 30mila e i 40mila lavoratori annui, anche perché non tutti gli interessati dovrebbero optare per l’uscita anticipata.
Passando al mercato del lavoro, il governo ha confermato l’intenzione di intervenire per ridurre il costo del lavoro stabile. Le ipotesi di intervento saranno discusse con i sindacati, probabilmente già a partire dal tavolo del 30 giugno. L’impegno è procedere a un taglio strutturale dei contributi, visto che l’attuale incentivo scadrà a dicembre. Non è comunque esclusa l’ipotesi di una nuova proroga dell’attuale decontribuzione (in versione ancor più light). Sul fronte politiche attive, il ministro Poletti ha detto che in corso una trattativa con le regioni per ri-finanziare già quest’anno i centri per l’impiego, in vista dell’avvio dell’Anpal. La partita vale circa 70 milioni.
I leader di Cgil, Cisl e Uil hanno apprezzato l’avvio del confronto: «C’è qualche novità positiva e la disponibilità del governo a entrare nel merito dei vari aspetti», ha detto Susanna Camusso. «Il clima è cambiato, si è attivato un confronto vero», ha aggiunto Annamaria Furlan. «Non c’è ancora un giudizio complessivo – ha sintetizzato Carmelo Barbagallo -. Il Paese si aspetta qualcosa di buono, vediamo di non deluderlo».

Marco Rogari
Claudio Tucci

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