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Pensioni anticipate: penalità per gli assegni oltre 3.500 euro

Allo studio del Governo nuovi correttivi alla riforma delle pensioni da inserire nella legge di stabilità. I ritocchi riguardano il ritorno alle penalizzazioni e il parziale divieto di cumulo reddito-pensione per chi percepisce un assegno superiore a 3.500 euro al mese, vale a dire sette volte il minimo pensionistico.

Ritorno alle penalizzazioni per chi anticipa l’uscita pensionistica, ma solo se l’assegno sarà superiore a sette volte il minimo (3.500 euro lordi). E ritorno anche del parziale divieto di cumulo reddito-pensione per chi ha un assegno retributivo, ha meno di 66 anni e si colloca sempre sopra l’asticella del 3.500 euro al mese. Sarebbero questi i due ultimi ritocchi, in ordine cronologico, al capitolo previdenziale della legge di Stabilità a cui sta lavorando il Governo. Che avrebbe anche altre due ulteriori opzioni aperte:?il ripristino della tassazione agevolata per la destinazione del Tfr in busta paga e l’immediata riforma della governance dell’Inps e dell’Inail basata su un cda leggero (a tre membri, uno dei quali presidente), il taglio a 14 membri del Comitati di indirizzo e vigilanza (Civ) e la trasformazione della figura del direttore generale, che dovrà riferire al Cda.
La scelta sull’inserimento o meno di questi ultimi due correttivi nella manovra a palazzo Madama sarà probabilmente presa oggi nel corso della riunione prevista a palazzo Chigi per definire il pacchetto di modifiche del Governo e del relatore (Giorgio Santini, Pd) da presentare almeno in gran parte in Commissione Bilancio giovedì. Un pacchetto del quale faranno parte anche gli interventi sui “minimi” per i professionisti (si veda altro articolo in pagina), i correttivi per le Regioni e le misure di coordinamento per il riordino delle province, i nuovi interventi su «imbullonati», Irap (franchigia Pmi e forse stagionali), tassazione sui rendimenti dei fondi pensione, Casse privatizzate e Tfr rivalutato destinato alla previdenza integrativa.
Sulle partecipate invece non ci dovrebbero essere novità nel passaggio della manovra a Palazzo Madama. Il Governo punta ad accelerare sul taglio delle municipalizzate, ma senza ricorrere a decreti legge ad hoc. La strada resta quella della delega Madia con due opzioni: far scattare un intervento organico con il conseguente decreto legislativo oppure varare alcune misure già con l’arrivo del nuovo anno a prescindere dal varo del provvedimento attuativo. Anche la riforma del canone Rai alla fine non dovrebbe entrare nella manovra.
Sempre oggi dovrebbe essere deciso il destino della nuova local tax. Al momento l’ipotesi più gettonata sarebbe quella del ricorso a un decreto ad hoc a fine anno, ma l’opzione di un suo inserimento nella Stabilità continua a restare sul tavolo. Il ricorso a un provvedimento ad hoc potrebbe concretizzarsi anche per il ridisegno della governance degli enti previdenziali per i quali, vale ricordarlo, sono in scadenza a dicembre i due direttori generali. Un testo sarebbe già pronto e ricalcherebbe la vecchia proposta Damiano consentendo tra l’altro di ridurre il perimetro dei revisori, visto che oggi ce ne sarebbero 9 fuori ruolo all’Inps per un costo di circa 2,8 milioni e 7 all’Inail per un costo di 2,5 milioni. Tra i nodi che verrebbero sciolti con l’intervento anche quello di consentire all’Esecutivo di nominare nei nuovi Cda, quantomeno a tempo, anche un membro attualmente in pensione.
Anche sul Tfr in busta paga al momento appare in salita la strada per il ritorno alla tassazione separata. L’intervento sarebbe già pronto, ma nel Governo ci sono ancora diverse perplessità anche per i problemi di copertura. Anzitutto la tassazione agevolata, se ripristinata, farebbe infatti uscire di scena le addizionali regionali e comunali sull’Irpef. Si sta ancora ragionando se pagare il Tfr in busta mensilmente o concentrandolo in un’unica soluzione annua, nel triennio a venire, in modo da moltiplicarne gli effetti espansivi sui consumi. Altro tema aperto riguarda il mantenimento o meno del versamento al fondo Inps delle quote maturande di Tfr per le aziende con più di 50 dipendenti nel caso di opzione all’anticipo dei lavoratori, un passaggio quest’ultimo che avrebbe effetti sui saldi del bilancio dell’Istituto previdenziale.
Ieri intanto l’Ocse nel suo Pension Outlook 2014 ha confermato come, nonostante le riforme ad impatto “importante” e ad “ampio spettro” operate dal 2012, la spesa pensionistica italiana continuerà ad aumentare in rapporto al Pil, sia a breve che a lungo termine. L’organizzazione parigina stima che nel nostro Paese la spesa pensionistica arriverà al 14,9% del Pil nel 2015 e salirà fino al 15,7% all’orizzonte 2050. L’aumento sarà però contenuto rispetto a quello registrato in altri Paesi europei.

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