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Pensione a 62 anni, pressing delle imprese

Prende quota l’ipotesi di potenziare il «contratto di espansione» per mandare in pensione fino a 5 anni prima i lavoratori anziani e assumere giovani. Una sorta di staffetta generazionale consentita, dopo le ultime modifiche, alle aziende con più di 250 dipendenti e che, se estesa, potrebbe aiutare a gestire i processi di ristrutturazione. L’altro ieri è stato il leader della Confindustria, Carlo Bonomi, nel vertice con Mario Draghi, a proporre di «ridurre la soglia d’accesso al contratto di espansione a 50 dipendenti, collegando questa misura ai bonus per l’assunzione di giovani e donne e rimuovendo contestualmente le causali previste nel dl Dignità sui contratti a termine». Insomma, poiché la legge dice che il contratto d’espansione presuppone un accordo tra azienda e sindacati dove a fronte dei lavoratori che andranno in prepensionamento si indicano un certo numero di ingressi al lavoro, Confindustria chiede da un lato di ampliare la possibilità di far uscire i lavoratori anticipatamente e dall’altro di assumere con costi ridotti.

Ieri sono stati i sindacati a tornare sul punto, incontrando il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha chiesto di «rendere più appetibili gli strumenti alternativi ai licenziamenti», citando espressamente «i contratti d’espansione». E lo stesso Orlando, in un’intervista al Messaggero, ha detto che questo strumento potrebbe essere «esteso alle piccole realtà». Il ministro ha anche detto alla Camera che «sono allo studio misure per incentivare le assunzioni di disoccupati con contratti di lavoro stabile».

Finora il contratto d’espansione è stato utilizzato solo da grandi aziende come Tim, Eni, Ericsson. Consente, tramite adesione volontaria all’accordo, di uscire dal lavoro fino a 5 anni prima della pensione di vecchiaia (67 anni) o di anzianità (42 anni e 10 mesi di contributi indipendentemente dall’età, un anno in meno per le donne). Il lavoratore percepisce una pensione pari a quella maturata al momento dell’uscita. Il costo è a carico dell’azienda, al netto del valore della Naspi spettante. Se la soglia di accesso fosse abbassata da 250 a 50 dipendenti, potrebbero accedere alla circa 20 mila aziende in più. In realtà, i tecnici stanno studiando una soglia non inferiore a 100 dipendenti, ma servirebbero 8-900 milioni.

Il contratto di espansione, introdotto nel 2019 in via sperimentale per un triennio, scade alla fine del 2021. Prorogarlo e potenziarlo potrebbero aiutare le ristrutturazioni che scatteranno con la fine del blocco dei licenziamenti, a partire dal prossimo luglio. Blocco che i sindacati hanno chiesto di estendere fino alla fine dell’anno. Contraria Confindustria mentre il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, apre a un allungamento del blocco «fino al 31 agosto, conservando la cig covid».

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