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Pene più severe e falso in bilancio Primo sì alla legge anticorruzione

Sul difficile campo del Senato la maggioranza ha vinto (165 voti favorevoli, 74 contrari, 13 astenuti) e ha portato a casa il primo tempo della legge anticorruzione (il testo ora passa alla Camera), che reintroduce il reato di falso in bilancio e inasprisce le pene per la corruzione ma anche per l’associazione mafiosa («Un passo avanti che aspettavamo da tempo» ha detto l’Anm). Hanno votato a favore Partito democratico, Alleanza Popolare e Sel, contro Forza Italia e Movimento Cinque Stelle, astenuta la Lega. 
«Abbiamo rischiato e abbiamo vinto», sintetizza il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd): «Sapevamo che c’erano posizioni diverse e dunque sono molto soddisfatto per un risultato per un traguardo che non era scontato». Raggiante il Guardasigilli, entusiasta il presidente del Consiglio: «Contro il malaffare ce la stiamo mettendo tutta, grazie sentito ai senatori del Pd e degli altri partiti che hanno votato il testo». Poi a FI e ai grillini: «Fare ostruzionismo e un inganno che forse funziona il tempo di un click…». Matteo Renzi ha dunque auspicato che ora la Camera approvi in tempi rapidi il ddl anticorruzione e il Senato la legga sulla prescrizione: «Saremo più che rapidi», ha assicurato Orlando.
Eppure, al Senato, il governo ha di nuovo rischiato. In mattinata c’è mancato davvero poco che la maggioranza andasse sotto proprio sulla reintroduzione del reato per il falso in bilancio. Lo scrutinio segreto, le assenze e una generale sottovalutazione del rischio hanno determinato una vera situazione di pericolo quando sono stati posti in votazione gli emendamenti all’articolo 8: quello di Giacomo Caliendo (FI), che prevedeva più elasticità nelle valutazioni e nelle stime da presentare al giudice per giustificare i bilanci, è stato respinto per un pugno di voti: cinque per l’esattezza. La scena poi si è ripetuta anche sulla votazione dell’articolo su falso in bilancio: approvato per appena quattro voti.
In altri tempi sarebbe scattato l’allarme generale. Invece, il massimo conoscitore dei numeri e degli umori del Senato, Paolo Naccarato (Gal), cresciuto alla scuola di Cossiga, dice che «Renzi deve stare sereno perché il Senato non lo tradirà mai: più aumenta il pericolo per il governo, più arrivano truppe di rinforzo per sostenerlo».
Nel merito del testo anticorruzione il vice ministro della Giustizia Enrico Costa (Ap) parla di «tassello fondamentale per cementare ulteriormente l’alleanza di governo». Si vedrà quando in aula al Senato arriverà la legge sulla prescrizione che i centristi di Alfano vorrebbero ridimensionare in senso garantista.
Ma sul complesso degli interventi in materia di etica pubblica è stato il presidente dei senatori dem a contestualizzare il voto con la «fase» che sta vivendo il Paese: «Questa legge è certamente utile ma da sola non basta davvero. Davanti a un indebolimento dello Stato è necessario ristabilire un ambiente pubblico capace di asciugare l’acqua in cui sguazza la corruzione… Apprendiamo ogni giorno l’esito di nuove inchieste in cui sono coinvolti politici, amministratori — anche del nostro partito — magistrati, uomini delle forze dell’ordine, esponenti della Chiesa… Il bubbone della corruzione ci obbliga a un’analisi di verità… L’imperativo etico di battere la corruzione non può dunque esaurirsi qui». Senza fondi neri la corruzione nuota in cattive acque e questo, ha aggiunto Zanda non senza vis polemica «avrebbe meritato il voto del M5S che invece ascolta i referendum della rete…».
Andrea Cioffi (M5S) , che aveva parlato in precedenza, era già indirizzato su un’altra linea: «C’è un’epidemia di corruzione che non può essere curata con l’aspirina. Ci vuole l’accetta. Metaforicamente parlando, ovviamente».

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