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Pendenze ridotte all’osso

Cinque anni fa i fallimenti pendenti di un tribunale medio-piccolo qual è Marsala erano 5 mila, oggi siamo a 388. Ma l’intenzione per il 2016 è di fare di più raggiungendo la soglia fisiologica dei 300, nonostante una scopertura del 40% della magistratura e ben sette funzionari giudiziari in meno.

Numeri snocciolati al telefono con dimestichezza da Raimondo Genco, presidente reggente e a capo della sezione civile dell’ufficio siciliano: «Al 30 giugno 2015, accanto al dato globale di 6697 pendenze tra contenzioso ordinario e non, abbiamo registrato 388 fallimenti pendenti, 2412 procedimenti pendenti per il contenzioso ordinario di cui 147 ultratriennali pari al 6,1 del totale e dove gli iscritti nel 2012 sono ben cento. E ancora, ci sono 1918 affari pendenti tra lavoro e previdenza, quest’ultima con 1567 cause». Risultati resi possibili dall’applicazione e personalizzazione di Strasburgo 2, il metodo di abbattimento delle cause ultratriennali inaugurato nel 2001 dall’allora presidente del Tribunale di Torino, Mario Barbuto, oggi a capo del Dipartimento organizzazione giudiziaria del ministero dove il Programma, superata la barriera distrettuale in cui è nato, ha trovato riconoscimento e seguito nazionale per gli uffici che vogliano adottare e personalizzare quello stesso metodo vincente della targatura delle cause per anzianità nato quasi quindici anni fa. Ed è questo il caso di Marsala, tribunale medio-piccolo di frontiera assunto a simbolo di ciò che si può fare anche quando l’organico di magistratura e personale amministrativo ha «una scopertura fisiologica» come la chiama Genco, subentrato quest’estate al predecessore Gioacchino Natoli, assumendo la reggenza del tribunale fino alla nomina del nuovo presidente. «Quando nel 2011, per opera di una direttiva dello stesso Barbuto rivolta ai tribunali del distretto, il Programma Strasburgo veniva esteso al distretto torinese e il Csm lo inseriva tra le best practice italiane censite dalla Sto, la struttura tecnica organizzativa nata in seno al Consiglio nel 2010, Marsala, da lontano, già iniziava a seguirne l’esempio», ricorda al telefono con ItaliaOggi, Genco.

Tappe di un percorso di rinnovamento che il magistrato ripercorre a memoria: «Abbiamo concentrato l’attenzione sulle cause di risalente iscrizione invitando i collegi a rinvii contenuti nei tempi: 50 giorni al massimo con motivazioni chiare e concise. Introdotto il controllo discreto e costante dell’attività dei colleghi con un monitoraggio mensile delle sentenze e dei provvedimenti emessi. Da noi ogni magistrato sa che non può scendere al di sotto delle 15 sentenze al mese». E tutto con i problemi del tribunale isolano dal continuo turnover di un organico mai al completo. «Abbiamo 25 magistrati in organico e dieci in meno in servizio e un organico di 84 amministrativi di cui 76 in servizio», riepiloga, «a marzo sono stati trasferiti cinque magistrati e per novembre è prevista l’immissione di nuovi sei. Qui, a parte i pochi decani, arrivano solo magistrati di prima nomina che arrivano freschi di tirocinio, si fanno le ossa e ripartono dopo essersi fermati dai due ai quattro anni al massimo per poi ripartire verso il Nord e Centro Italia». Eppure, cambiando le facce, gli attori del gioco, il copione è rimasto quello: in altre parole il ricambio del personale e le sue scoperture non hanno mai intaccato il metodo della targatura delle cause per anzianità con il pallino dell’abbattimento prioritario delle pendenze utratriennali che ne è uscito rafforzato e rinnovato negli anni. «Sostenuto fin dall’inizio», ricorda, «da quattro anni va a pieno regime, varato per la prima volta a novembre 2011, il programma è rinnovato ogni anno: quest’anno, considerato anche l’arrivo di sei nuovi colleghi, vogliamo incrementare il numero delle sentenze pro capite e ridurre ancora le pendenze fallimentari a 300, soglia fisiologica per un tribunale medio-piccolo come il nostro».

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