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Penati: Vicenza-Veneto è una «horror story»

Mentre la Popolare di Vicenza e Veneto Banca vivono giorni cruciali nella preparazione del piano industriale che prevede tra l’altro la fusione e un nuovo aumento di capitale, ieri il presidente di Quaestio sgr che le controlla attraverso il fondo Atlante si è lasciato andare a uno sfogo a margine di un convegno a Milano organizzato dal Consiglio Nazionale Geometri: «Questa cosa della svalutazione mi fa imbestialire, c’è una lungimiranza pari a zero. Investi in una banca fallita e dopo sei mesi svaluti», ha detto Alessandro Penati. Il riferimento è alle banche come Intesa e Unicredit che detengono quote del fondo Atlante e che, con la pubblicazione dei bilanci, le hanno svalutate. «Mi votano contro, altro che supporto». Creato «per rispondere a un’emergenza, perché altrimenti Vicenza sarebbe andata in risoluzione», il fondo è nato con «40mila obiettivi disparati senza le risorse per risolvere nessuno di questi». Aspettative assurde, per il professore, che definisce l’esperienza negli ultimi mesi «fonte di grande amarezza e delusione a livello personale».

Frasi che non sono passate inosservate. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, pur dicendo di non volerle valutare ha rimarcato: «Il consiglio di Intesa ha deliberato la possibilità di un impegno da un miliardo di euro e fino a adesso abbiamo investito più di 800 milioni. Questo è il nostro supporto, non dico altro».

Penati ha invitato a valutare quanto varrà «tra tre anni» la banca che nascerà dalla fusione delle due banche venete(se tutto funziona avverrà a settembre, ha detto), quando avrà «i ratio migliori d’Italia». Nel frattempo, il management dovrà fare una grande pulizia, perché le premesse non erano delle migliori. «Il fondo Atlante – ha detto Penati – si è comprato le venete con numeri che erano da libro dei sogni, ridicoli. Qui c’è una responsabilità mica da ridere», di chi le ha dirette, riducendole a quei valori. «Scava scava e diventa una horror story . Abbiamo due banche che erano fallite, ma parliamoci chiaro: sono ancora adesso in situazioni disastrose». In ogni caso, l’intervento dello Stato sembra inevitabile. Atlante 2 potrebbe utilizzare i suoi 1,7 miliardi per investire ulteriormente nelle due banche dopo l’iniezione di 938 milioni in conto aumento di capitale a inizio gennaio, ma è probabile che la Bce chieda che sia messa la garanzia dello Stato. «Vogliamo utilizzare la ricapitalizzazione precauzionale nel modo giusto: dobbiamo restare azionisti e dobbiamo rimanere al controllo. La ricapitalizzazione precauzionale è un intervento temporaneo e di minoranza per permettere di eseguire il piano».

Penati si è detto scettico sulla possibilità di veder nascere un vero mercato di Npl in Italia. Eppure, il «prodotto» esiste: in base al «Focus sul sistema bancario italiano nel 2015» pubblicato ieri dal centro ricerche e studi di Mediobanca, nel sistema delle 492 prime banche italiane a fronte di 5 euro di prestiti, se ne ritrovano uno deteriorato, per l’esattezza il 19,7% del totale.

Fausta Chiesa

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