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Penalizzato il legale senza Pec

Dalle cancellerie dei tribunali comunicazioni e notifiche solo in via telematica. Con l’obiettivo di rafforzare il profilo di una giustizia anche digitale, ma anche di attenuare gli effetti della revisione della geografia giudiziaria. Il decreto legge sviluppo 2.0 approvato dal Consiglio dei ministri di giovedì modifica il Codice di procedura civile proseguendo nella direzione in cui si erano incamminati altri provvedimenti presi nel corso della legislatura (articolo 51 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; articolo 4 del decreto legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24; articolo 25 della legge 12 novembre 2011, n. 183).
Poter contare su modalità che prescindono dalla prossimità del tribunale dovrebbe poi permettere di limitare l’impatto della cancellazione delle sedi distaccate, del taglio dei tribunali e della drastica riduzione degli uffici dei giudici di pace. Ma con le misure adottate, il ministero della Giustizia si propone anche di recuperare risorse per effetto dell’eliminazione del canale cartaceo.
Naturalmente tutto il piano del ministero della Giustizia si basa sull’assunto di un’informatizzazione di base almeno sufficiente da parte degli studi legali e degli stessi uffici giudiziari. L’indirizzo al quale vanno inviate le comunicazioni da parte della cancelleria è infatti quello di posta elettronica certificata che risulti da elenchi pubblici o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni.
Una modalità che, se è esaustiva nel settore civile, ha modo di dispiegarsi, sia pure parzialmente anche nel penale. Il decreto legge sottolinea così che il canale telematico diventa quello esclusivo per tutte quelle notificazioni che devono essere effettuate a persona diversa dall’imputato (un po’ come sta avvenendo nel processo Eternit in corso a Torino nei confronti delle parti civili).
La norma prevede poi una sorta di protezione supplementare tutte le volte che la comunicazione o la notificazione contiene dati sensibili. In questo caso si procede solo per estratto con contestuale messa a disposizione sul sito internet individuato dall’amministrazione dell’atto integrale. Chi avrebbe dovuto dotarsi di un indirizzo di posta elettronica e non lo ha fatto dovrà attivarsi personalmente perché le comunicazioni saranno effettuate direttamente attraverso deposito in cancelleria. Una modalità quest’ultima che scatta anche quando la mancata consegna del messaggio di posta elettronica è dovuta a cause imputabili al destinatario.
Inoltre, in quei procedimenti civili nei quali sta in giudizio personalmente la parte il cui indirizzo di posta elettronica certificata non risulta da pubblici elenchi, è possibile l’indicazione della casella di Pec da parte dello stesso interessato. A penalizzare ulteriormente chi con la propria negligenza ha reso possibile il mancato invio dell’atto digitale è inoltre previsto un drastico (10 volte) rincaro dei diritti di copia.
Misure accolte, per una volta, con favore dall’avvocatura. Per Guido Alpa, presidente del Cnf, che ricorda come ormai l’80% degli avvocati è in possesso di un indirizzo Pec, «investire sulla giustizia telematica è la strada corretta per rilanciare l’efficienza del sistema. Telematica e migliore organizzazione degli uffici giudiziari sono ricette efficaci molto più che continuare a modificare in corsa le norme sui processi limitando le garanzie dei cittadini e aumentando i costi di accesso alla giustizia».
«Il Cnf – spiega ancora Alpa – partecipa alla cabina di regia istituita da tempo presso il ministero della coesione per il progetto del processo civile telematico nelle otto regioni meridionali, nell’ambito della riprogrammazione dei fondi europei. Il Cnf, inoltre, da alcuni anni, porta avanti alcuni progetti: dal sito istituzionale è possibile accedere, da parte degli avvocati muniti di smart card, alla banca dati della Corte di cassazione per ottenere i dati sui ricorsi e il Cnf partecipa al progetto di sviluppo del processo presso la Corte».

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