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Penalisti contro i nuovi parametri

Il taglio dei compensi agli avvocati che prestano il patrocinio a spese dello Stato viola il diritto di difesa dei più poveri. L’Unione camere penali, con una delibera adottata ieri – inviata al presidente del Consiglio Enrico Letta, al guardasigilli Anna Maria Cancellieri oltre che al Consiglio di Stato e al Consiglio nazionale forense – chiede che venga eliminata «l’odiosa previsione» di ridurre, in qualunque percentuale, i compensi ai difensori delle persone ammesse al beneficio. Con l’avvertenza che l’Ucpi, si riserverà di intervenire «nelle sedi più appropriate e di assumere tutte le iniziative necessarie a tutela dell’effettività del diritto di difesa dei cittadini meno abbienti». Tra le quali non è esclusa neppure una cancellazione di massa dagli elenchi.
Il monito dei penalisti arriva proprio all’indomani del parere del Consiglio di Stato allo schema di Dm sui compensi dei legali. Palazzo Spada promuove il ministero che ha ridimensionato la proposta del Cnf che chiedeva, rispetto agli attuali parametri, «un aumento minimo del 50%, più spesso, se non quasi sempre un raddoppio o addirittura una triplicazione dell’importo». L’Amministrazione ritenendo le richieste ingiustificate sia sul piano tecnico sia politico, «in considerazione della delicata congiuntura economica» è intervenuta con un taglio del 25% a cui si è aggiunta la proposta di un’ulteriore riduzione del 10 per cento. Un secondo intervento teso proprio a “limitare i danni” dell’aumento dei compensi ai penalisti pagati dallo Stato, che è passato dal meno 50% del Dpr 140/2012 al meno 30% del Dm, mentre resta sul meno 50% quello dei civilisti, che svolgono lo stesso servizio. Per il Consiglio di Stato il ministero ha definito un sistema «a costi prevedibili, proporzionati alla tipologia di giudizio e relativamente bassi ma comunque remunerativi», rispettoso dell’autonomia degli avvocati e della cura della prestazione. In più, rispetto allo schema del Cnf, l’Amministrazione ha apportato alcune novità, ad iniziare dagli incentivi per le soluzione transattiva uniti alle sanzioni per il ricorso “temerario” al giudice.
Però il ministero ha sbagliato sulla difesa d’ufficio. I giudici non condividono la tesi che il minore abbattimento dei compensi in favore dei penalisti sia giustificato dalla ritenuta maggiore dignità della loro attività. Per questo chiedono di accorciare le distanze con i civilisti abbassando ancora del 5% o del 10% il parametro relativo ai compensi di chi segue le controversie penali. Il timore è che il ministero della Giustizia – che ha, dal 2011, un debito per le spese di giustizia civile e penale di oltre 520 milioni di euro – veda lievitare la cifra che deve proprio agli avvocati d’ufficio, in cima alla lista dei creditori.
Soddisfatto del sostanziale via libera del Cds il presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura Nicola Marino: «Il Consiglio di Stato non ha operato stravolgimenti rispetto alla bozza del Cnf. I nuovi parametri sono un passo avanti rispetto a quelli attuali, da fame: per un atto di precetto sono previsti 100 euro a fronte dei 50 per chiamare l’idraulico».
La sforbiciata ai compensi dei difensori d’ufficio non piace al neo presidente dell’Associazione nazionale giovani avvocati Nicoletta Giorgi: «È un settore che vede la giovane avvocatura in prima linea. La riduzione rivela il modo di intendere la difesa dei non abbienti come un’attività di serie B».
È d’accordo il presidente dell’Unione Camere civili Renzo Menoni: «Ai compensi più bassi corrisponderà una difesa di livello più basso».
La delibera è solo il primo passo per i penalisti. «Chiediamo che vengano accolti gli emendamenti già presentati da alcuni parlamentari, per eliminare la previsione di riduzione dal decreto di stabilità e dallo schema del Dm parametri – dice il presidente dell’Ucpi Valerio Spigarelli – perché l’affermazione di un principio deve prevalere sul timore dei debiti. Per questo ci batteremo».
Intanto i parametri continuano il loro iter verso il passaggio alla Corte dei conti per la registrazione prima dell’approdo in «Gazzetta». Il Cnf, ha iniziato, come prevede la legge professionale, le consultazioni con Ordini, Unioni, Cassa e associazioni, in vista del parere, non vincolante, sul decreto che dovrà inviare al ministero e che sarà trasmesso per conoscenza al Consiglio di Stato.

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