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Penale, obiettivo razionalizzare

La relazione della commissione per la riforma del processo penale, presieduta da Giorgio Lattanzi, nel proporre un ampio numero di emendamenti punta a razionalizzare la disciplina. Operazione non facile dal momento che l’apparato codicistico ha subito nel tempo diverse riforme tanto che in alcune parti non è proprio in linea con la Carta Costituzionale (si veda ItaliaOggi Sette del 31 maggio scorso). La commissione si è mossa sulle premesse contenute nel decreto istitutivo. In particolare è stato sottolineato che i procedimenti penali sono di molto superiori alla media europea e la durata è influenzata dal numero eccessivo dei procedimenti da trattare. La riforma, tuttavia rientra tra gli interventi prioritari richiesti da diversi organi dell’Unione europea e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) La Commissione, insediatasi il 18 marzo 2021, si è suddivisa in sottocommissioni ripartite per materia: atti; notificazioni; termini di durata del processo; impugnazioni, indagini e udienza preliminare; procedimenti speciali; giudizio-sistema sanzionatorio; condizioni di procedibilità; prescrizione del reato; valutazione di ulteriori strumenti deflattivi; pena pecuniaria, sanzioni sostitutive, giustizia riparativa. Sul piano programmatico, una prima linea di intervento voluta dalla commissione è costituita dall’alleggerimento del carico giudiziario che si intende realizzare attraverso: l’estinzione delle contravvenzioni; l’archiviazione meritale; l’ampliamento delle ipotesi di procedibilità a querela. Alla logica del decongestionamento, tuttavia, la commissione ha pensato alle previsioni della tutela degli interessi civili sia nel processo penale che al ruolo degli enti esponenziali. Non sono ben chiare le competenze e le funzioni del Parlamento, del Csm e degli organi inquirenti e giudicanti. Sono stati previsti criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale. La vera riforma è costituita dal complessivo riordino del sistema sanzionatorio tra strumenti processuali premiali e aspetti di diritto penale sostanziale. In tale ambito viene rimodulato il patteggiamento, abbattimento della metà della pena, ferme le soglie dei due e cinque anni. Riguardo al rito abbreviato condizionato, si deve collocare nella fase iniziale del dibattimento, per poter valutare il canone della sua economicità rispetto al giudizio dibattimentale. Altra novità è rappresentata dalla previsione di sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi, alla fissazione della soglia minima per l’esclusione della punibilità per la particolare tenuità del elevazione della fascia per accedere alla messa alla prova. Altro punto della riforma riguarda la prescrizione. La lentezza del processo e prescrizione del reato sono due problemi diversi, che si alimentano reciprocamente. I processi lenti favoriscono la prescrizione. Il report della Commissione per l’efficienza della giustizia, istituita presso il Consiglio d’Europa ha evidenziato che il giudizio di 1° grado in Italia ha una durata media di tre volte superiore a quella europea. Il giudizio di appello, addirittura, ha una durata media otto volte superiore. i procedimenti prescritti rappresentano il 9% di quelli avviati a livello nazionale. L’incidenza della prescrizione è di circa il 38% durante le indagini, del 32% nel giudizio di primo grado, del 26% nel giudizio d’appello; (0,8%) in Cassazione. Nel giudizio di appello dal confronto tra distretto di Napoli e Milano emerge che il primo impiega 2.031 giorni; mentre quello di Milano è di sei volte inferiore (335 giorni). In appello nel distretto di Napoli la prescrizione è del 32,8 in quello di Milano è stata solo del 4,5%. Numeri che devono portare a una necessaria riflessione.

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