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Penale, depistaggio addio

Stop al depistaggio delle indagini e dei processi penali. È in dirittura di arrivo alla camera il disegno di legge che introduce nel codice penale il reato di depistaggio e di inquinamento processuale. Il disegno di legge mostra il pugno duro anche contro chi, con altri reati (come la falsa testimonianza o le false dichiarazioni al pubblico ministero) compromette il risultato del processo penale, facendo condannare persone innocenti.

Il nuovo reato riguarda il processo penale e si affianca alla analoga previsione di frode processuale per visto all’ articolo 374 del codice penale. La fattispecie di nuova introduzione punisce chiunque ostacola o svia una indagine o un processo penale. La sanzione proposta è pesante: si va dalla reclusione da due a otto anni. Si tratta dell’inserimento del codice penale dell’articolo 375, che descrive tre forme di inquinamento e depistaggio. La prima condotta punita consiste nell’immutare artificiosamente il corpo del reato oppure lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone connessi al reato. Siamo di fronte alla modifica fraudolenta della scena del crimine o dei protagonisti del reato o delle cose utilizzate per lo stesso oppure il prodotto dell’illecito. La seconda condotta si articola nella distruzione, soppressione, occultamento o nella provocazione della imperdibilità, totale o parziale, di una prova. In particolare la norma si riferisce a documenti oppure oggetti da usare come elementi di prova o comunque utili alla scoperta di un reato o al suo accertamento. La terza ipotesi è quella della formazione o della artificiosa alterazione, totale o parziale di documenti o di oggetti che possono essere utilizzati come prova. Mentre nella prima ipotesi si ha la condotta di depistaggio, la seconda e la terza, invece, riguardano fatti di inquinamento processuale. Lo scopo della disposizione è, quindi, quello di garantire la possibilità di scoprire la verità storica dei patti criminosi, attraverso le indagini e i processi penali.

Il reato di nuova introduzione sostituisce la fattispecie analoga attualmente prevista dal secondo comma dell’articolo 374 del codice penale. Vediamo adesso le differenze tra attuale e la futura versione. L’ articolo 374 riguarda condotte relative ad un procedimento penale in corso, senza riferimento espresso alla base delle indagini. In ogni case le condotte attualmente punite sono subordinate all’accertamento del dolo e di ingannare il giudice oppure il perito; nella nuova formulazione il dolo è descritto in termini diversi e cioè nel senso di, genericamente, depistare o inquinare le indagini o il processo. Inoltre la disposizione attuale si incentra esclusivamente nella mutazione dello stato dei luoghi, delle cose o delle persone. Non sono invece contemplate espressamente le condotte di distruzione o soppressione delle prove.

Non è neppure contemplata la falsificazione o la alterazione delle prove. Inoltre si deve segnalare che è significativamente aumentato il livello sanzionatorio che può raggiungere, nel massimo, gli otto anni di reclusione. Il trattamento sanzionatorio è inoltre aumentato per la previsione di sanzioni accessorie. In particolare la condanna alla reclusione superiore a tre anni comporta l’interdizione perpetua ai pubblici uffici. Il disegno di legge riformula anche le circostanze aggravanti introducendo l’articolo 383 bis del codice penale. La disposizione prevede l’aumento della pena fino a dieci anni nel caso che dalla commissione del reato di depistaggio e inquinamento processuale deriva una condanna alla reclusione non superiore a cinque anni; la sanzione raggiunge i dodici anni se dal fatto deriva la condanna (di un innocente) superiore a cinque anni; si arriva a venti anni di reclusione se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo. Gli stessi aumenti si applicano quando le condanne ingiuste conseguono ai seguenti diversi reati: false informazioni al pubblico ministero, false dichiarazioni al difensore, falsa testimonianza, falsa perizia. Altre circostanze aggravanti riguardano il depistaggio commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio; oppure se il depistaggio riguarda gravi reati, come l’associazione mafiosa o il traffico di armi.

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