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Pena inattuata, sì a un altro giudizio

Via libera a un procedimento penale in un altro Stato Ue se la condanna, per lo stesso fatto, già decisa in un Paese membro, non è stata eseguita. 
Nel segno della lotta all’impunità in contesti transfrontalieri e per la sicurezza giuridica nello spazio Ue. Lo ha affermato la Corte di giustizia Ue nella sentenza depositata ieri (C-129/14) a seguito di un rinvio pregiudiziale d’urgenza del tribunale regionale superiore di Norimberga. Lussemburgo aderisce, quindi, a un’applicazione più limitata del divieto di un doppio giudizio nello spazio Ue, stabilendo che il principio del ne bis in idem nell’ambito della Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen (Caas) può avere effetto solo se le pene pronunciate a titolo principale siano effettivamente eseguite. Con nessuna possibilità per un condannato di sottrarsi a un nuovo giudizio in un altro Stato membro se è stata eseguita solo la pena pecuniaria ma non quella detentiva alla quale è stato condannato.
I giudici tedeschi avevano avviato un procedimento penale per una truffa commessa in Italia da un imputato che era stato già condannato in contumacia, dai giudici italiani, a una sanzione pecuniaria e a una pena detentiva. Era stata eseguita solo la sanzione pecuniaria, ma il condannato non aveva scontato la pena detentiva anche perché detenuto in Austria per altri reati. Le autorità tedesche avevano emesso un mandato di arresto europeo per processarlo per il reato di truffa, ma l’imputato ha invocato il rispetto del principio del ne bis in idem. Di qui il rinvio pregiudiziale alla Corte Ue.
Prima di tutto, gli eurogiudici hanno chiarito che l’articolo 54 della Caas stabilisce che una persona giudicata con sentenza definitiva in uno Stato contraente non può essere sottoposta a un procedimento penale per i medesimi fatti in un altro Paese parte al trattato solo se, in caso di condanna, «la pena sia stata eseguita o sia effettivamente in corso di esecuzione attualmente o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna, non possa più essere eseguita». Nei casi in cui la pena non è eseguita o è eseguita parzialmente – osserva la Corte – è possibile avviare, invece, il procedimento in un altro Stato membro. Senza che vi sia alcun contrasto né con le decisioni quadro, inclusa La 2008/909 sul reciproco riconoscimento delle sentenze né con l’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che non limita l’applicazione del ne bis in idem alla previa esecuzione della pena. Ma c’è di più.
Per la Corte, infatti, poiché le Spiegazioni relative alla Carta richiamano proprio l’articolo 54 della Caas è evidente che non vi è alcuna contrarietà alla condizione supplementare apposta da Schengen. Tanto più che la condizione serve a garantire la realizzazione di un obiettivo di interesse generale riconosciuto dall’Unione europea ossia l’attuazione di uno spazio di sicurezza, senza “sacche” di impunità.
Che sussiste se la pena, che deve essere considerata nel suo complesso e, quindi, sia con riguardo alla pena pecuniaria sia a quella detentiva quando comminate a titolo principale, non viene eseguita.
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