Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Peggiora lo stock dei crediti con la Pa

Non si arresta la crescita dei crediti che le imprese hanno maturato nei confronti della Pa: nel 2012 lo stock ha registrato un aumento di circa il 30 per cento. Un’impennata che ha aggravato la situazione dei fornitori, penalizzati anche da un ulteriore allungamento dei tempi d’incasso: l’anno scorso in media sono serviti 7-8 mesi per ricevere il saldo. Lo scenario emerge da un’inchiesta del Sole 24 Ore, che ha sondato alcune delle associazioni imprenditoriali più esposte con la pubblica amministrazione (vedi grafico).
Intanto il 2013 ha introdotto il pagamento a 30 giorni, estendibile a 60, dal ricevimento della fattura (modalità previste dal decreto legislativo 192/2012), nuove regole che dovrebbero portare a incassi più celeri, pena l’automatica applicazione di onerosi interessi di mora del 10 per cento. In teoria una soluzione perfetta, con tempi di pagamento finalmente adeguati agli standard europei. Ma tra i rappresentanti delle associazioni datoriali interpellate permane un diffuso scetticismo su come in realtà la Pa sarà in grado di rispettare i nuovi termini, alla luce della stretta alla finanza pubblica, del taglio ai trasferimenti a Regioni e altre amministrazioni pubbliche, degli effetti portati dalla spending review e dal Patto di stabilità. Cresce, poi, la preoccupazione sulle modalità di liquidazione dell’arretrato, stimato in circa 90 miliardi. Dimensioni che potrebbero giustificare l’apertura del dossier «Debiti verso le imprese» sul tavolo del prossimo Governo.
Non mancano, comunque, iniziative positive, peraltro a macchia di leopardo, per far fronte agli impegni in essere. La scorsa settimana, per esempio, la provincia di Vibo Valentia (commissariata) ha reso disponibili per le imprese quasi 4 milioni. È stato anche firmato un accordo tra Ance Marche e Sace Fct per l’accesso a condizioni di favore per il rapporto di factoring e lo smobilizzo dei crediti certificati dalle Pa convenzionate. In Piemonte, invece, i fornitori ospedalieri sono pronti a denunciare la Regione alla Procura e alla Corte dei conti se non si troverà una soluzione per i loro debiti.
Per la sanità, infatti, è allarme rosso. Il comparto pesa per quasi la metà del monte crediti accumulato. Duro il giudizio da Assobiomedica: «La nuova direttiva non risolverà il problema – fanno sapere dall’associazione –. C’era già un decreto legislativo (il 231 del 2002, ndr), ma non è mai stato rispettato e ora ci si chiede come il malvezzo possa cambiare. Alle casse delle Asl servono invece dei fondi per saldare i crediti».
Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria – associazione con quasi un terzo dei 12 miliardi di giro d’affari 2012 “congelato” dalla Pa – evidenzia un miglioramento dei tempi di pagamento, ma solo «grazie a molte operazioni di factoring», e resta pessimista sull’applicazione del decreto, «perché non sappiamo dove Asl e Regioni troveranno le risorse». Per quanto riguarda lo stock arretrato, ci si affida a piani di rientro, «come in Campania, ma rappresentano un extra costo tra il 4 e il 10%».
Altro allarme rosso arriva dalle costruzioni: lo scorso anno lo stock dei crediti con la Pa è passato da 10 a 19 miliardi. «La liquidazione del pregresso deve essere una priorità, perché le aziende sono in agonia – conferma il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti -. Vogliamo essere certi che il decreto legge includa anche i lavori pubblici, altrimenti siamo pronti a ricorrere a Bruxelles». Non soddisfa nemmeno la via delle compensazioni. «Al momento di realizzare ci sono delle resistenze – continua Buzzetti – e se l’ente non indica l’esatta data di pagamento non scatta la compensazione».
Dubbi sulla reale capacità che la Pa sia in grado di pagare a 30-60 giorni le nuove fatture e sul fatto che si riesca a scalfire il pregresso arrivano anche dai credit manager. «Abbiamo riscontrato la tendenza da parte dei responsabili del credito a chiedere il congelamento dei vecchi debiti – afferma Roberto Daverio, presidente dell’Acmi – per definire piani di rientro anche a 12 mesi».
Emergenza margini, infine, per chi alla Pa fornisce i carburanti, prodotti su cui incidono molte accise. «I costi delle cartolarizzazioni sono assai pesanti ed erodono quasi del tutto il margine operativo – sottolineano da Assopetroli -. Il decreto 192/2012 assomiglia a una “grida manzoniana” e farà solo aumentare i debiti delle amministrazioni, perché a ostacolare i saldi sono elementi strutturali, legati alla stessa finanza pubblica».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Siamo certamente partiti con il piede giusto». Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e n...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Squadre di lavoro ad hoc per asili e i nuovi “ospedali di comunità”. Si avvia la fase operativa...

Oggi sulla stampa