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Pechino taglia i tassi d´interesse è il primo argine anti-contagio

PECHINO – Pressata e frenata dalla crisi della zona euro e dalla debolezza della ripresa Usa, la Cina ha deciso ieri di tagliare di un quarto di punto i tassi d´interesse. Non accadeva dal 2008, dal crack Lehman Brothers, e la mossa della banca centrale di Pechino è stata letta dai mercati come l´avvio ufficiale del piano di stimolo cinese per proteggere la propria economia dal pericolo di un contagio della recessione europea. L´autorità monetaria del Dragone, a partire da oggi, ha dunque abbassato il costo del denaro dello 0,25%: il tasso sui rifinanziamenti a un anno concessi alle banche passa dal 6,56 al 6,31%, mentre quello praticato sui depositi scende dal 3,50 a 3,25%. Giù anche il corridoio del tasso di riferimento: in futuro quello sui depositi potrà salire fino al 110%, mentre quello sui prestiti potrà scendere fino all´80%.
Pechino ha tagliato anche i livelli dei depositi obbligatori a carico delle banche, in modo da ridare fiato al credito e dunque a investimenti e consumi interni. Mercoledì analisti e alti funzionari del governo cinese, spaventati dalla prospettiva di un ulteriore apprezzamento dello yuan su dollaro, euro e yen, avevano chiesto pubblicamente una riduzione delle riserve obbligatorie di 50 punti base e un allentamento del costo del denaro di «almeno 25 punti». Il governo sembrava orientato ad un´azione monetaria più selettiva e a minor rischio-inflazione, limitandosi a intervenire sugli interessi dei prestiti e iniettando liquidità nel mercato dei capitali. Ad accelerare scelte pianificate per fine mese, dopo le elezioni in Grecia e dopo il G20 in Messico, i colloqui che i leader cinesi nelle ultime ore hanno avuto con Obama, Putin e con il premier giapponese Yoshihiko Noda.
A Pechino è scattato l´allarme per l´addio della Grecia all´euro, per i dubbi che circondano la tenuta di Spagna e Portogallo e per le difficoltà che i debiti sovrani seminano in tutta la Ue. In un´intervista al Wall Street Journal il presidente del fondo sovrano cinese, Lou Jiwei, ha ammesso che «c´è il rischio crescente che l´Eurozona possa cadere a pezzi» e che tale prospettiva ha già ridimensionato azioni e obbligazioni che il Cic ha in portafoglio. Sebbene i dati dimostrino che dal 2011 gli investimenti cinesi in Europa sono triplicati, il pessimismo del primo fondo sovrano al mondo è suonato come una mozione di sfiducia della Cina sul modo in cui i leader di Ue, Bruxelles e Francoforte, stanno gestendo la crisi. L´Europa è il primo partner commerciale della seconda economia del mondo, il 20% delle riserve in valuta estera di Pechino è in euro: mancata crescita, calo dei consumi e rischio disgregazione in Europa esportano a Pechino la frenata dell´export, la perdita degli investimenti, il caro-yuan e dunque un pericoloso aumento dei costi di produzione.

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