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Pechino inverte la rotta e «allenta»

di Gianluca Di Donfrancesco

Con l'economia in frenata al tasso di crescita più lento dal 2009, la Banca centrale cinese rovescia la politica monetaria e per la prima volta in tre anni taglia le riserve obbligatorie degli istituti di credito. La mossa ha preceduto di poche ore l'intervento concertato delle principali banche centrali mondiali (inclusa la Fed e la Bce) per iniettare liquidità nei mercati finanziari messi alla prova dalla crisi del debito dell'Eurozona.

Le autorità di monetarie di Pechino hanno abbassato di 50 punti base le riserve obbligatorie che le banche devono accantonare per legge: il parametro, valido per i 21 maggiori istituti di credito del Paese, scende così al 21% dal record del 21,5%, liberando tra i 350 e i 400 miliardi di yuan (41-47 miliardi di euro) che potranno essere prestati alle imprese (il nuovo tasso sarà in vigore da lunedì 5 dicembre).

La Banca centrale sta insomma accelerando la correzione impressa alla propria politica monetaria nei mesi scorsi, archiviando la lunga fase di stretta al credito gestita per frenare l'inflazione (salita al 6,5% a luglio) e prevenire lo scoppio delle bolle presenti nel sistema economico. Per questo nel corso del 2011, la Banca centrale aveva alzato le riserve obbligatorie sei volte.

La frenata dell'economia globale ha però rallentato anche la locomotiva cinese, ridimensionando questi problemi. L'Ocse prevede che la Cina nel 2012 crescerà a un tasso inferiore al 9% e sarebbe la prima volta in dieci anni. I segnali ci sono tutti. A ottobre, le vendite di immobili sono diminuite per la prima volta in sei mesi e il calo è stato consistente: -25% rispetto al mese precedente, con prezzi in discesa. La stima flash dell'indice Pmi del settore manifatturiero, calcolato da Hsbc, a novembre ha registrato una flessione. Oggi sarà diffuso il dato definitivo, che potrebbe risultare inferiore alla soglia dei 50 punti, indicando una contrazione dell'attività. Cosa che non accade da febbraio del 2009. E a settembre è stata registrata una fuoriuscita di capitali dal Paese, una autentica rarità per un'economia che sulla capacità di attrarre finanziamenti esteri ha basato gran parte della propria crescita. Il risultato è una riduzione della liquidità che ha messo nei guai soprattutto le aziende del settore privato, svantaggiate nell'accesso al credito rispetto alle società controllate dallo Stato, che possono contare sulle loro entrature politiche.

Il settore privato, però, dà lavoro al 75% degli occupati nelle città, quello che nelle ultime settimane ha messo in scena una serie di scioperi molto preoccupanti per il Governo.

La mossa di ieri, sulle riserve obbligatorie delle banche, non arriva del tutto inattesa, se non per entità e tempi. E ora le aspettative sono per nuovi tagli nei prossimi mesi. Ting Lu di Bank of America/Merrill Lynch, per esempio, scommette su tre interventi entro la fine del 2012 per una riduzione complessiva di 150 punti base.

Resta più improbabile un taglio dei tassi, alzati al 6,56% a luglio (l'ultimo allentamento risale al dicembre del 2008 nel pieno della crisi globale), almeno finché l'inflazione non avrà ridotto in misura rilevante la sua corsa. È vero che sta già diminuendo, ma a ottobre era ancora al 5,5%, contro il target del 4% fissato dal Governo. Ormai però nulla si può più dare per scontato e determinate sarà lo stato di salute dell'economia globale l'anno prossimo.

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