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Pechino in soccorso dei big bancari

di Luca Vinciguerra

Ieri Central Huijin, il braccio finanziario domestico del fondo sovrano China Investment Corp, ha acquistato simultaneamente le azioni delle quattro grandi banche nazionali sul listino della Borsa Rossa. A darne notizia sono stati gli stessi istituti di credito, poco dopo la chiusura dei mercati. Central Huijin è intervenuta sul mercato in modo massiccio, promettendo peraltro che continuerà a comprare i titoli delle big four anche nei prossimi giorni.

Ciononostante, il peso azionario del fondo nelle quattro banche, di cui è già il principale azionista, resta pressoché invariato. Dopo il rastrellamento di ieri, Central Huijin detiene il 40% di Agricultural Bank of China; il 35% di Industrial and Commercial Bank of China; il 57% di China Construction Bank e il 68% di Bank of China.

Central Huijin ieri ha comprato 14,6 milioni di yuan di Industrial and Commercial Bank of China, 7,38 milioni di Construction Bank, 39,1 milioni di Agricultural Bank e 3,5 milioni di Bank of China.

«Così facendo il Governo vuole riportare fiducia sul mercato azionario. È come se dicesse che le quotazioni sono troppo basse e, quindi, ora devono risalire», spiega Victor Wang, analista di Macquarie Securities.

«Il fondo sovrano è intervenuto sulle banche perché queste ultime sono un punto di riferimento importante per la Borsa di Shanghai, molto più importante di altre grandi società di Stato», osserva il direttore di un istituto di credito occidentale. Insomma, l'idea è di ridare fiato alle quotazioni ultradepresse delle quattro grandi banche, sperando che poi anche l'indice di Shanghai si risollevi dai minimi degli ultimi trenta mesi. Quest'anno ha già perso il 17%, penalizzato dalle continue preoccupazioni per le strette monetarie delle autorità e per la tenuta dell'economia del Paese.

L'intervento a volto scoperto di Central Huijin è un messaggio chiaro al mercato: la Borsa di Shanghai deve risalire. Costi quel che costi. E se la discesa in campo del fondo finanziario di Stato non dovesse bastare a trainare fuori dalle secche il listino azionario, Pechino userà altre armi a sua disposizione per raggiungere il suo scopo.

Per esempio, potrebbe spingere le grosse compagnie assicurative o i fondi pensione (tutti e due controllati dal Governo o da altri enti pubblici) ad aumentare la loro esposizione in Borsa, come ha fatto già altre volte in passato. Oppure, potrebbe decidere di rallentare le approvazioni delle offerte pubbliche di vendita (che peraltro hanno già registrato un calo sensibile nel 2011), in modo da ridurre la quantità di "carta" circolante sul mercato.

Un'operazione analoga Central Huijin l'aveva tentata a settembre del 2008, per contrastare la crisi finanziaria. Il giorno seguente, la Borsa guadagno il 9,5%, per tornare a scendere nelle settimane successive.

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