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Pechino apre il fronte con Biden: Stati Uniti, ora basta arroganza

Il presidente cinese Xi Jinping saluta la nuova amministrazione Biden evocando la «guerra fredda». E, come fece a Davos nel 2017, propone una Cina campione della globalizzazione e del multilateralismo, dopo l’America First di Donald Trump. «Costruire circoli ristretti, iniziare una nuova guerra fredda, respingere, minacciare o intimidire gli altri, fare il decoupling, interrompere le catene di approvvigionamento, imporre sanzioni per provocare l’isolamento porterà il mondo a divisioni e scontri», ha avvertito ieri Xi Jinping aprendo il World Economic di Forum, quest’anno virtuale a causa della pandemia. Senza mai nominare gli Usa, il presidente cinese ha parlato di «arroganza, pregiudizi, odio di chi cerca di stabilire una gerarchia nella civiltà umana e di stabilire la superiorità del proprio modello», e ha promosso invece apertura, scambio di tecnologia e cooperazione. Ma se Xi si presenta al mondo come il leader dell’unico Paese che ha riportato l’economia ai livelli pre crisi, grazie all’accelerazione della crescita nel quarto trimestre (+6,5%), l’America e l’Europa sono in piena crisi sanitaria ed economica. Il mondo di oggi è «fragile», l’aggettivo usato dal numero uno dell’Ocse, Antonio Guterres. E si guarda prima ai propri interessi. Non si contano solo vittime e contagiati. Nel 2020 sono andati persi 255 milioni di posti di lavoro secondo l’Organizzazione mondiale del lavoro, 4 volte di più della crisi del 2009. E sono aumentate le disuguaglianze: i miliardari hanno accresciuto la propria ricchezza di 3.900 miliardi tra marzo e dicembre 2020, ha calcolato la Ngo Oxfam.

Così Oltreoceano Biden protegge il Made in Usa e firma un nuovo ordine esecutivo per spingere il governo federale ad acquistare da produttori statunitensi e dare una spinta alle fabbriche nazionali. Mentre il ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier difende il controverso accordo commerciale tra la Ue e la Cina, per rilanciare la crescita. Che, però, nella zona euro arriverà «in ritardo», avverte la presidente della Bce, Christine Lagarde, perché sul primo trimestre peserà il declino di fine anno. Per ripartire bisogna «investire sull’economia verde e digitale», insiste Lagarde. La strada sono «i progetti sostenibili», ripete Fabio Panetta, membro del board Bce. E ieri l’Eurotower ha aperto una divisione ad hoc sul climate change.

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