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Una Pec d’origine controllata

L’indirizzo Pec del notificante non proviene dagli elenchi pubblici: la notifica è viziata e insanabile. La Corte di cassazione, con l’ordinanza numero 17346/19, ha affermato che la notifica effettuata con modalità telematiche è da considerarsi viziata, se il notificante utilizza il proprio «indirizzo di posta elettronica certificata» non risultante da pubblichi elenchi, a mente dell’art. 3-bis, legge numero 53/94.Nel contenzioso in parola la parte processuale (ricorrente) «aveva fatto la notificazione utilizzando un indirizzo non risultante dai predetti elenchi».

Sul punto il contribuente, richiamando «una serie di pronunce e orientamenti (…) finalizzati a chiarire la questione», insisteva affinché venisse accertata la validità della notifica; in breve, secondo la tesi difensiva della parte, l’elemento dirimente è che la notifica Pec «giunga a compimento», giacché «il meccanismo telematico» possa garantire la «certezza della procedura di recapito».

I giudici della Corte (consigliere relatore Francesco Terrusi), dichiarando inammissibile il ricorso, hanno censurato la condotta notificatoria del ricorrente, il quale non ha «specificato come sia stata in concreto eseguita la notificazione […] in ordine all’effettuazione ad un indirizzo non risultante dai predetti elenchi».

Peraltro, anche sul fronte delle notifiche tributarie, l’articolo 16-ter del decreto legge 179/2012 recita testualmente: «Ai fini della notificazione e comunicazione degli atti si intendono per pubblici elenchi quelli previsti dagli articoli 4 e 16, comma 12, del presente decreto», ovvero «Ipa», «Reginde», «Inipec».

In altri termini, gli atti tributari (compresi quelli esattoriali) devono provenire dall’indirizzo Pec inserito nei citati pubblici elenchi, al fine di assicurare la validità della stessa notifica; proprio su detto aspetto, si segnala la sentenza numero 401/19 della Commissione tributaria provinciale di Taranto: «la legge in tema di notifica a mezzo Pec, dispone che l’indirizzo Pec del mittente e del destinatario dovranno essere presenti nei pubblici elenchi, come richiesto dall’art. 16-ter cit.»; in difetto «il procedimento di notifica è inesistente».

Federico Marrucci e Maurizio Naseddu

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