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Pec, contestazione a maglie strette

Con il processo telematico civile non si può contestare l’avvenuta notificazione degli atti digitali in presenza di ricevuta di consegna. Regola che può venire meno solo se si lamenta espressamente un errore tecnico, riferibile al sistema informatizzato, o si documenta che quanto indicato nella ricevuta non corrisponde alle carte effettivamente “recapitate”. La Cassazione (sentenza 9897) respinge il ricorso del titolare di una ditta individuale, per far annullare la decisione con la quale la Corte d’Appello aveva respinto il suo reclamo contro la dichiarazione di fallimento.

Alla base della richiesta la violazione del diritto di difesa. I giudici territoriali, infatti, avevano considerato il procedimento prefallimentare nei confronti del debitore correttamente instaurato, in virtù della ricevuta di avvenuta consegna (Rac) relativa alla notificazione. Secondo il ricorrente però nel messaggio arrivato nella sua posta elettronica, c’era soltanto il decreto di fissazione dell’udienza ma non il ricorso per la dichiarazione di fallimento proposto da un Srl.

La Suprema corte ricorda che, nei procedimenti contro la dichiarazione di fallimento, introdotti dopo il 31 dicembre 2013, la cancelleria notifica, direttamente al debitore, via Pec sia il ricorso sia la fissazione dell’udienza. Atto perfezionato con la Rac, utile a dimostrare, salvo prova contraria, il buon esito dell’operazione, senza tuttavia avere il carattere di “certezza pubblica” delle notifiche a mezzo posta, con fede privilegiata. Tuttavia per far valere la mancata rispondenza tra i documenti ricevuti e quelli indicati bisogna documentare l’incompletezza dei file. Nello specifico la prova è mancata: non è stato riprodotto il contenuto della posta, mentre il cancelliere aveva attestato che nel messaggio risultavano allegati il ricorso di fallimento, il provvedimento di designazione del giudice e la data dell’udienza camerale.

Patrizia Maciocchi

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