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Pd-Pdl, è già lite su La7 Bersani: vigili il Garante Berlusconi: siete mafiosi

A quattro giorni dalle elezioni la politica incrocia le sciabole sulla decisione di Telecom di vendere La7 a Urbano Cairo. Il sospetto è che l’editore torinese, pubblicitario di scuola Publitalia e già assistente del Cavaliere – sia la longa manus di Berlusconi. Intanto il titolo della Cairo Communication vola in Borsa guadagnando il 12% mentre quello di Telecom Italia Media, il venditore, crolla del 9%. E i giornalisti di La7, insieme alla Federazione Nazionale della Stampa, parlano di «estrema preoccupazione per la cessione della tv» chiedendo un intervento dell’Antitrust e dell’Autorità per le Comunicazioni perché si tratta di un’operazione «di interesse nazionale» visto il suo impatto sul pluralismo e sulle professionalità di quello che ormai «è il terzo polo tv in grado di competere » con Rai-Mediaset. Chiedono anche l’intervento degli organi di vigilanza per la vendita di La7 senza frequenze con «uno spacchettamento anomalo».
Il caso politico lo apre Pier Luigi Bersani che in mattinata dice: «Siamo in una settimana cruciale e tendo a ragionare come se già fossi al governo; per questo mi preoccupo che le decisioni vengano prese senza conflitti di interesse, senza costruire in modo diretto o indiretto posizioni dominanti ». Il leader del centrosinistra evoca «una lettura dell’Antitrust » sull’operazione: «Non so se Cairo sia collegato a Mediaset, ma ci sono delle autorità che si occupano di queste cose». Il segretario aggiunge che al governo rivedrà la legge Gasparri e rinnoverà la legge antitrust alla luce dei cambiamenti in corso nel mondo dell’informazione. Infine annuncia che ci sarà uno specifico ministro delle Comunicazioni. «Ho un nome in testa, ma non lo dico».
La reazione di Berlusconi è veemente: «Su La7 Bersani ha fatto un avvertimento mafioso, ha detto: “Aspettate a vendere perché se sarò al governo interverrò a fare non so cosa a Mediaset per cui La7 varrà di più”». Controreplica Bersani, che con un certo stupore sottolinea «di non avere mai nominato Berlusconi, non si può dire niente che si offende, le regole gli fanno proprio venire l’orticaria». Per Anna Finocchiaro il Cavaliere «ha la coda di paglia». Ma Berlusconi insiste e assicura di non avere nessun rapporto con il suo ex assistente che ormai «è diventato imprenditore in proprio, da tempo non lo sento nemmeno per telefono». Però Berlusconi si lascia sfuggire la speranza che con lui La7 «diventi meno di sinistra ». Lo sostiene il capo della Lega, Roberto Maroni, che concorda sulla “mafiosità” delle parole di Bersani: «Vuole che tutte le tv rientrino nella sua sfera di influenza». Ma una «tutela efficace del pluralismo» è anche negli auspici di Mario Monti.
Così il presidente di Telecom, Franco Bernabè, assicura che Cairo è «un editore puro» che garantirà «l’indipendenza della linea editoriale». Quindi auspica di concludere l’affare «entro un paio di settimane perché si tratta di un settore in cui non ci può essere incertezza». E mentre Mentana assicura che il suo telegiornale «rimarrà come prima» e che a Cairo bisogna dare una possibilità, «non è detto che le cose vadano nel modo peggiore », il gruppo dell’editore torinese garantisce che il suo progetto mira a «valorizzare l’alto livello di qualità editoriale attuale anche grazie alle sue professionalità migliori e più note». Intanto da Bruxelles Carlo De Benedetti, editore del Gruppo L’Espresso, si dice stupito della scelta di Telecom di avere voluto una tv: «Ha fatto una stupidaggine, ha perso centinaia di milioni per un settore che non appartiene a chi fa il mestiere del telefonico». Mentre su Cairo dice: «Lo considero un collega, un buon editore. Dimostrerà la sua capacità nella televisione, ma ha un compito molto in salita».

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