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Pc e software, strade separate

Vendita in bundle sì, ma contratti distinti. Chi acquista il notebook, se non gradisce il sistema operativo preinstallato può ben restituirlo alla casa produttrice del portatile e farsi rimborsare i soldi: l’acquisto del pc, infatti, non implica affatto l’obbligo di accettare il software già montato sulla macchina, pena lo scioglimento della vendita in abbinata e l’azzeramento dell’intera operazione: si tratta infatti di contratti distinti e l’acquirente ben può farsi rimborsare il prezzo dei programmi che non intende utilizzare laddove ritiene di non accettare le relative condizioni della licenza d’uso. È quanto emerge dalla sentenza 19161/14, pubblicata l’11 settembre dalla terza sezione civile della Cassazione.

Volontà negativa. Davide batte Golia, definitivamente. Niente da fare per il colosso dell’informatica: dovrà restituire al semplice consumatore i 140 euro del sistema operativo e del software prodotti dalla Microsoft che l’utente non vuole. E ciò anche se il portatile e i programmi sono venduti insieme. In effetti non ci sono ostacoli di tipo tecnologico né negoziale alla restituzione dei software: il pc ben può funzionare con altri programmi e soprattutto, dal punto di vista giuridico, la vendita in abbinata integra un mero collegamento contrattuale che non dà luogo a un autonomo e nuovo negozio; deve ritenersi che i due acquisti, del pc da una parte e del programma dall’altra, non denotano il perseguimento da parte dei contraenti di «un fine ulteriore» che trascende gli effetti tipici separatamente riconducibili alle due fattispecie distinte. Nella specie alla prima schermata si apre il messaggio relativo al software: se dunque all’avvio del computer l’utente esprime una manifestazione di volontà negativa, l’effetto del mancato consenso si riflette unicamente sul contratto nel cui ambito la tale dichiarazione di volontà risulta suscitata: vale a dire la mera licenza d’uso. Insomma: gli accordi fra il produttore dell’hardware e quello del software non possono assurgere a vero collegamento negoziale per il consumatore che resta estraneo a quelle intese commerciali, laddove il contratto d’acquisto lega solo il costruttore della macchina e l’utente-acquirente. Il produttore paga le spese di giudizio.

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