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PayPal, Visa e Mastercard: i pagamenti aprono al bitcoin

Quando due anni fa Facebook ha lanciato il suo progetto di criptovaluta tra i supporter dell’iniziativa c’erano anche Visa, Mastercard e PayPal, che poi hanno fatto un passo indietro sotto la moral suasion delle authority finanziarie di tutto il mondo. Ora tutte e tre si sono lanciate senza indugi nel criptomondo annunciando di essere pronte ad accettare pagamenti e transazioni in bitcoin. Senza però chiarire ancora bene in che modo. L’ultima in ordine di tempo è stata Mastercard che ha annunciato in un post di voler supportare alcune criptovalute «direttamente sul nostro network»: «una forma di pagamento completamente nuova» che permetterà «ai merchant di aprirsi a consumatori nuovi che stanno familiarizzando con gli asset digitali». Già oggi Mastercard ha introdotto carte che permettono transazioni in criptovaluta, anche se utilizzando canali esterni. Pochi giorni fa Visa aveva a sua volta ufficializzato il suo endorsement per bitcoin annunciando di essere pronta a offrire nei prossimi mesi un software specifico per permettere alle banche di operare nel settore cripto. Anche Visa, che fino a non molto fa osteggiava le criptovalute al pari di Mastercard, ha già prodotti con servizi legati a questo mondo tra cui una carta che abilita il cashback in bitcoin.

A innescare la corsa è stata Paypal che lo scorso autunno si era detta pronta ad accettare i bitcoin come mezzo di pagamento e a offrire un wallet digitale da quest’anno ai suoi clienti americani. Un primo segnale di sdoganamento che aveva scaldato le quotazioni spingendole verso picchi mai visti. Ieri l’annuncio di Mastercard è stato salutato da una nuova ondata di acquisti che ha spinto la criptovaluta più famosa fino a un massimo storico oltre quota 48mila dollari (un anno fa era sotto 10mila), superando il picco di inizio settimana dopo che Elon Musk aveva soffiato nelle vele del rialzo rivelando che la sua Tesla ha investito 1,5 miliardi in bitcoin. La capitalizzazione è vicina ai 900 miliardi di dollari. Il nuovo record non fa neanche più notizia. Mentre è rilevante un altro annuncio, meno eclatante ma decisivo dal punto di vista tecnico: Bny Mellon entra nel mercato delle criptovalute garantendo il deposito di bitcoin per i suoi clienti. Si tratta non solo della più antica banca americana, ma soprattutto della maggiore banca depositaria al mondo. Con l’ingresso di una banca custodian come Bny Mellon «l’universo bitcoin viene sdoganato per tutto il mondo dei servizi finanziari, sgombrando la strada dagli ostacoli per proporre qualsiasi tipo di strumento finanziario», spiega Ferdinando Ametrano, ad di CheckSig, società attiva nei servizi accessori per criptovalute. Bny Mellon non metterà alcun limite alla quantità di asset depositati dai clienti per un servizio che inizierà nei prossimi mesi. Qualche limite lo pone invece la Bce che nel confermare nei giorni scorsi l’intenzione di accelerare nella costruzione dell’euro digitale, entro cinque anni, per bocca del membro del Consiglio direttivo Fabio Panetta, ha precisato che ci sarà un massimo di 3mila euro per conto corrente. Un limite in linea con le esigenze di liquidità delle persone che sembra tutelare le banche, ma che agita gli operatori legati ai pagamenti.

Intanto, da Apple a Google, si rincorrono voci sui prossimi attori nella corsa al bitcoin. «Queste fibrillazioni sono sintomo di cattiva salute del sistema finanziario globale – sostiene Luca Fantacci, condirettore dell’osservatorio sull’innovazione monetaria Mints Bocconi -: rimane un’ambiguità di fondo tra un asset digitale che si candida a essere una asset class alternativa e il ruolo di strumento di pagamento di cui bitcoin non ha le caratteristiche di stabilità e affidabilità».

E a proposito di valute digitali nuovi player si stanno affacciando. Mentre si attende per i prossimi mesi il lancio di Diem, la stablecoin legata al dollaro di Facebook, Amazon sembra candidarsi a mettere in pista un suo progetto. Sulla base dell’analisi degli annunci di offerte di lavoro, Coindesk sospetta che il colosso dell’ecommerce stia studiando uno strumento digitale per i propri servizi online da sperimentare in Messico. Anche in questo caso si tratterebbe di ritorno al passato: qualche anno fa si vociferava che Amazon fosse pronta ad accettare i pagamenti in bitcoin. E Jeff Bezos aveva lanciato quegli AmazonCoin che rappresentano una delle sperimentazioni più simili a una valuta digitale.

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