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Pay-tv, telefonia, infrastrutture: corsa al consolidamento in Italia

Tv, telefonia mobile, banda ultralarga: mai come in questo periodo è lecito dire che nei prossimi mesi arriveranno a definizione dossier che promettono di cambiare radicalmente lo scenario.
L’accordo Vivendi-Mediaset Premium, sempre di più al centro del dibattito e dei rumors, interviene in un mercato tv che per il 2015 è sembrato dare i primi timidi segnali di ripresa. Stando al rapporto annuale redatto dalla It Media Consulting, nel 2015 i ricavi del mercato televisivo sono in aumento dello 0,6% con tasso di crescita medio annuo dell’1,8% da qui al 2017. Certo, si è ancora ben lontani dagli 8 miliardi di giro d’affari, visto che i ricavi del settore tv in Italia dovrebbero attestarsi a 7,6 miliardi a fine 2015 e a poco meno di 7,9 nel 2017. Però si tratta di un trend crescente. E in questo senso le aumentate possibilità di fruizione non lineare hanno portato acqua al mulino del business televisivo (+3,45% il tasso di crescita medio annuo della tv pay).
Oggi intanto, con la presentazione dei conti di Mediaset, si potrebbe sapere qualcosa in più sui numeri di Premium. Nelle scorse settimane si era parlato di 2 milioni di abbonati. Certo è che, a livello di sistema e quindi mettendo insieme i numeri di Sky (4,7 milioni di abbonati) con quelli di Premium, si ha l’impressione che il numero di clienti pay difficilmente possa volgere verso l’alto. E, come se non bastasse, bisogna guardarsi le spalle dal cord-cutting di Netflix e simili. In verità Sky (con Skyonline) e Mediaset (con Infinity) ci hanno pensato per tempo entrando in un’arena dove c’è anche Chili Tv o l’offerta Svod di TimVision (più di mezzo milione di clienti attivi, con un +90% anno su anno). E comunque Sky e Discovery hanno fatto il loro ingresso nella tv generalista su Tv8 (Sky) e Nove (Discovery), con l’intenzione di rastrellare pubblico e pubblicità.
Sul versante tlc lo sguardo è rivolto al matrimonio, annunciato ad agosto 2015 e in attesa del placet dell’Antitrust europeo, fra Wind e 3 Italia. Stando agli ultimi dati Agcom (a settembre 2015) la fusione fra Wind e 3 Italia creerebbe il leader di mercato con un 33,9% di quota nel mobile contro il 32,3% di Tim e il 26,5% di Vodafone. Nel segmento residenziale la nuova realtà sarebbe sempre leader di mercato (37,8%), ma con maggiore distacco su Tim (27,4%) e Vodafone (26,7%). Tim comunque ha una posizione incontrastata nella clientela affari (58,1%).
Un consolidamento è atteso anche sul tema della banda ultralarga. Nella partita di Metroweb «non si può dare per scontato nessun esito» visto che i tre tavoli di negoziato «sono ancora aperti, uno con Telecom Italia, uno con Enel, uno con Vodafone e Wind», ha detto ieri il presidente Metroweb, Franco Bassanini. Negoziati in corso, ma intanto la partecipata da F2i e Fsi ha rotto gli indugi con un piano per cablare le 10 principali città italiane. Se poi arrivasse l’accordo con Telecom – si ragiona su 250 città, ma intanto l’ex monopolista sta andando avanti con la cablatura e a fine 2018 prevede di raggiungere l’84% della popolazione con fibra ottica (il 20% in Ftth) – tanto meglio hanno fatto capire i vertici della società. Dall’altra parte sta prendendo forma il piano di Enel per cablare il Paese, partendo da 250 città nelle aree A e B. Il piano sarà portato oggi in Cda assieme ai pilastri di un accordo con Vodafone e Wind. Che a loro volta, comunque, hanno ancora un discorso aperto con Metroweb, con una lettera d’intenti in scadenza a fine marzo. Scenario ingarbugliato, insomma, ma le tessere del puzzle a breve potrebbero trovare collocazione.
Infine le torri di trasmissione con il consolidamento innescato dalla partita Inwit (la società delle torri Telecom). Il tandem Cellnex-F2i ha formulato un’offerta per il 45% del capitale Inwit che lascerebbe a Telecom una quota del 15%. Ei Towers, controllata di Mediaset, ha avanzato un’offerta per una quota inferiore al 30%, tutta per contanti, assicurandosi però il benestare a trasferire a Inwit, in un secondo tempo, il migliaio di torri tlc che detiene. Secondo alcune ricostruzioni, il rafforzamento di Vivendi e l’uscita anticipata di Patuano potrebbero nei fatti far pendere l’ago della bilancia per l’offerta presentata da Ei Towers.
Andrea Biondi

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