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Paura sulle Borse Usa, Wall Street giù del 4,6%

Un lunedì di panico sulle principali piazze finanziarie mondiali, con Wall Street che nel tardo pomeriggio di ieri è arrivata a perdere oltre 1.600 punti con un calo di oltre il 6,2% — meno 10% rispetto ai massimi del 26 gennaio — per poi recuperare leggermente in chiusura. Il bollettino della seduta di ieri è in ogni caso uno dei peggiori degli ultimi anni. Il Dow Jones lascia sul terreno il 4,6%, perdendo oltre 1.175 punti, in quello che è il maggior scivolone dal 2011 e il maggior calo di sempre in termini di punti. L’S&P500 cede a sua volta il 4,1%, e il Nasdaq il 3,78% scendendo sotto la soglia dei 7mila punti.

Nel giorno in cui Jerome Powell entra in carica prestando giuramento come 16esimo presidente della Federal Reserve la Borsa di Wall Street ha vissuto una delle sue giornate più caotiche. Al punto che l’indice di volatilità Cboe è schizzato in un solo giorno a quota 36, dal livello di 12-14 su cui stazionava ancora una settimana fa.

La giornata è stata caotica soprattutto a Wall Street, dopo che la Borsa statunitense aveva già archiviato venerdì scorso una settimana difficile chiudendo con un arretramento del 2,33% per il Dow Jones e di circa il 2% per gli altri indici principali. Che l’aria fosse molto pesante anche all’inizio della nuova settimana lo avevano segnalato i mercati asiatici, e in particolare Tokyo, in discesa del 2,55%. Sulla scia della Borsa giapponese si sono mossi ieri tutti i listini europei, con Piazza Affari in calo dell’1,64%, il Dax tedesco giù dello 0,76% e il Cac 40 di Parigi in flessione dell’1,48%. Storni di portata tutto sommato fisiologica, dopo settimane e mesi di rialzi. E che non facevano presagire quanto sarebbe accaduto a Wall Street a mercati europei ormai chiusi.

Alla base dello scivolone della Borsa di New York ci sono fattori che covavano da tempo. Al primo posto il timore di un ritorno dell’inflazione, confermato dal dato di un aumento mensile dei salari di gennaio negli Usa del 2,9%, il valore più elevato degli ultimi 5 anni. Sulla paura di un ritorno della corsa dei prezzi il mercato del reddito fisso ha reagito nelle ultime sedute spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasury, saliti al 2,15% per il titolo a due anni e arrivati fino al 2,88% per il Treasury decennale. Una pericolosa soglia di allarme, appena al di sotto di quel 3% considerato il numero magico capace di far scattare le vendite sull’azionario. Se a questi dati aggiungiamo che nell’ultima riunione della Fed da lei presieduta Janet Yellen aveva ventilato la possibilità di quattro aumenti dei tassi nel corso del 2018, si capisce che la fiducia degli investitori in un rialzo di Borsa destinato a protrarsi ancora ha subito un colpo fortissimo.

Marco Sabella

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