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Paura per le banche, Borse nervose Spread oltre quota 200, poi ripiega

Non è stato un nuovo bagno di sangue, ma nemmeno l’atteso riscatto dopo i tonfi della vigilia. A Piazza Affari gli indici erano arrivati a perdere fino al 3,7% in mattinata, poi hanno rimbalzato ma sempre in rosso, specie le banche. In poche sedute gli investitori internazionali sembrano aver cambiato totalmente umore sul comparto finanziario: da generalizzata scommessa rialzista della primavera scorsa, torna a essere il grande malato d’Europa, specchio di economie ferme quando non recessive.
A Milano l’Ftse Mib ha chiuso in calo dell’1,2%, riportandosi sopra i 18mila punti, soglia considerata importante. Grazie all’apertura rassicurante di Wall Street – che dopo un calo lieve s’è portata vicino alla parità – il clima è migliorato un po’ in tutta Europa, tanto che alla chiusura Francoforte è salita dello 0,13% e Londra ha limato le perdite allo 0,25%, mentre Parigi cedeva lo 0,54%. Meno bene è andata Madrid (-1,72%) che ha scontato l’asta Bonos andata male (collocati solo 3,2 miliardi di titoli su 3,5) mentre Lisbona ha ceduto il 3% e Atene, dopo il crollo della vigilia, è arretrata del 2,2%, confortata anche dalla mossa della Bce, che ha ridotto l’ haircut ( il taglio di valore) applicato ai titoli di Stato greci e a quelli delle banche elleniche con garanzia statale quando li portano in garanzia per rifinanziarsi con l’Eurotower. Inoltre la stessa Ue – ha detto Jyrki Katainen, portavoce del commissario agli Affari economici «continuerà ad assistere la Grecia, per assicurare che sia capace di raccogliere fondi sul mercato ».
Tuttavia è ormai evidente il problema dei fondi in uscita dai paesi periferici dell’Eurozona, in un contesto di debolezza macro diffusa. «Il problema dei mercati è la crescita europea sotto le aspettative – ha detto Federico Ghizzoni, ad di Unicredit – ci sono posizioni lunghe che si stanno smontando. È un movimento che colpisce di più i paesi più fragili e quelli dove le Borse hanno corso maggiormente». Anche per i titoli di Stato italiani è stata una giornata difficile, ma alla fine si è evitato il bagno di sangue: rispetto ad un picco negativo in cui il differenziale con la Germania si è aperto fino a 200 punti, la chiusura è avvenuta a 176, una decina di punti più del giorno prima. Oggi, a chiusura dei mercati, è atteso l’annuncio della cedola reale minima che il Tesoro si impegna a garantire con il Btp Italia: un tasso che dovrà fare i conti con le turbolenze attuali.
Ad piombare i listini sono, ancora una volta, le banche. Solo a Milano, Mps – sospesa più volte nella seduta – ha toccato un minimo di 0,7825 euro, in calo dell’11%, per chiudere a 0,817 euro (-8,72%) tra scambi quadrupli rispetto all’ultimo mese. Male anche Bpm (-4,86%), Ubi (-3,21%), Popolare Emilia (-2,05%), Unicredit (-3,04%) e Intesa Sanpaolo (-1,13%). Improvvisamente tutti trovano ragioni per vendere quei titoli che da mesi compravano con slancio. Almeno tre sono le cause addotte: una ripresa macro che non c’è stata, un ritorno dei problemi di finanziamento legati al rincaro del rischio sovrano (misurato dallo spread), il timore che i risultati dei test sulle prime 128 banche europee schiudano altri buchi patrimoniali, costringendo a nuove ricapitalizzazioni. Ieri si citavano grandi fondi stranieri che, in seguito a riscatti di clienti, si sono alleggeriti del settore troppo comprato nel 2014. E il sondaggio ai gestori fatto da Bofa/Merrill Lynch mostra che l’acquisto di banche, specie europee, è stato fino a settembre «il trade più affollato del mondo». Dalla primavera in poi le hanno comprate tutti, puntando sul rimbalzo in Borsa e nelle economie nazionali. Si è visto solo il primo, e ora molti temono che i fondamentali delle banche (in Italia la redditività media è all’1%, e c’è un monte sofferenze da 175 miliardi che peggiora ogni mese) non giustifichino i prezzi raggiunti. Il caso emblematico è Mps, che ormai capitalizza 4,3 miliardi, meno dei 5 raccolti a luglio dai soci. Consob, come spesso nei casi di forti oscillazioni, ha vietato per oggi le vendite allo scoperto. Peccato che, agli ultimi dati disponibili di martedì, non ci fossero posizioni scoperte su Mps. Segno che a vendere è il mercato tutto, non gli speculatori.
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