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Paura per la tenuta della moneta. Le banche fanno cadere le Borse

ROMA — L’incertezza, e una buona dose di pessimismo, sull’esito della riunione dell’Eurogruppo che si è svolta ieri in serata a Bruxelles, hanno condizionato i mercati. Le Borse europee hanno chiuso tutte in perdita con Milano, la peggiore, in caduta del 3,68%: hanno bruciano quasi 140 miliardi di capitalizzazione. Sotto pressione anche i titoli di Stato dei Paesi periferici che hanno ampliato, in particolare gli italiani e gli spagnoli, lo spread con i Bund tedeschi. L’euro si è deprezzato scendendo sotto 1,26 dollari, il minimo da 21 mesi contro il biglietto verde. Il petrolio è tornato sotto i 90 dollari al barile rivedendo i minimi da novembre.
A guidare i comportamenti degli investitori sono stati i timori sempre più forti di un’uscita della Grecia dall’euro, soprattutto dopo che l’ipotesi è stata presa in considerazione da un rapporto della Bundesbank. Ma hanno pesato anche le preoccupazioni per la solidità delle banche spagnole. Senza contare l’incidenza dei nuovi dati negativi sull’economia. In Italia l’indice di fiducia dei consumatori, a maggio, è sceso ai minimi storici dopo che l’Ocse martedì ha accentuato la gravità della recessione europea. Non è però migliore il dato arrivato dal Regno Unito dove le vendite al dettaglio hanno fatto registrare il maggiore calo negli ultimi due anni.
Sulle piazze finanziarie del Vecchio Continente il clima è stato dunque pesante: l’indice azionario di Londra ha perso il 2,53%, quello di Francoforte il 2,33%. La Borsa di Parigi ha chiuso arretrando del 2,62% e Madrid del 3,31%. A Piazza Affari il tonfo è stato più forte, del 3,68% in lieve recupero dopo aver toccato il 4% di perdite trascinato in basso dai titoli bancari. Maglia nera ancora per Mps che ha lasciato sul terreno il 7,60%, mentre Bper ha ceduto il 7,05%, Bpm il 6,88%, Banco Popolare il 5,74% e Ubi Banca il 5,62%. Perdite anche per Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Le incognite sui destini dell’euro e soprattutto sulla capacità dei paesi aderenti alla moneta unica di risolvere in maniera coordinata ed efficace le crisi dei debiti sovrani ed affrontare le nuove fragilità del sistema bancario, hanno condizionato anche le Borse asiatiche, tutte deboli, e Wall Street.
Giornata difficile anche sui mercati dei titoli pubblici condizionati dall’attesa per il vertice di Bruxelles e dalle prese di posizione dei vari leader prima della riunione serale. Lo spread tra i rendimenti del Btp decennale, pari al 5,66%, e del Bund tedesco di uguale durata ha chiuso a 428 punti, 17 in più rispetto all’apertura, dopo aver superato anche quota 430. L’ampliamento è dovuto però soprattutto ad un nuovo calo dei titoli tedeschi scesi a livelli record dell’1,38%, giustificati solo dalle pressioni della speculazione contro la moneta unica. Chiusura in rialzo di 21 punti anche per i Bonos spagnoli, con uno spread che si attesta a 484 punti. Ad accentuare il nervosismo è arrivato un nuovo allarme di Fitch sulla fuga degli investitori internazionali dai titoli di Stato italiani che avrebbero in portafoglio ormai solo il 32% del totale dal 50% del 2008. Le ultime cifre del Tesoro parlano di una quota attorno al 41-43%. «Non ho questa percezione» ha commentato il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, limitandosi a riscontrare che sul mercato «c’è grande volatilità».
I mercati ieri hanno guardato agli incontri di Bruxelles e al dibattito in corso tra i leader europei. Il neo presidente francese Françoise Hollande e il premier spagnolo hanno esortato la Bce a riscendere in campo per iniettare liquidità. Rajoy, ha lanciato un appello alla Banca centrale europea affinché aiuti la Spagna a meglio finanziarsi sul mercato confermando peraltro che non intende chiedere un aiuto europeo per le sue banche. «Non possiamo continuare a vivere con tali differenze nei tassi di interesse» sui titoli decennali, ha detto Rajoy, nella conferenza stampa congiunta a Parigi con Hollande.
Quanto alla Grecia, la Bce avrebbe messo insieme un team di esperti per seguire la situazione greca da qui alle nuove elezioni. Mentre sui mercati rimbalzano stime e numeri delle possibili perdite di un ipotetico addio di Atene. A risentirne sarebbero innanzitutto i titoli dei paesi periferici – Portogallo, Spagna e anche Italia – le cui vendite metterebbero sotto pesante stress i bilanci di tute le banche.

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