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Paura in Borsa, torna lo stop allo scoperto

Un’Europa sotto attacco. Ad essere presi di mira ieri non sono stati soltanto i paesi più deboli, Italia, Spagna e Grecia. L’ennesimo lunedì nero ha colpito anche quelli apparentemente più solidi a cominciare dalla Germania con i Bund che per la prima volta da mesi sono stati venduti. Giù tutte le Borse del Vecchio Continente insieme all’euro che ha toccato il minimo dal 2010 contro il dollaro per risalire a 1,2136 e dal 2000 contro lo yen a 78,38. La crisi del debito sta cominciando a varcare i confini di Alpi e Pirenei, perché nessuno può rimanere immune da un crollo di Spagna e Italia, neppure la inossidabile Germania. Tutto questo prima che in serata arrivasse l’annuncio di Moody’s del taglio dell’outlook a negativo.

Se gli schizzi di fango della crisi del debito stanno colpendo anche il paese rifugio per eccellenza, appunto la Germania, lo spread con l’Italia ieri ha sfondato la soglia psicologica dei 500 punti, chiudendo a 516 centesimi, tenendosi comunque a distanza dalla Spagna che ha terminato a 632. Nessun intervento da parte della Bce, come auspicato da quanti speravano in un sostegno ai titoli di Stato italiani e spagnoli. Lo stesso premier Mario Monti da Mosca ha tenuto a precisare che non ritiene necessario un summit europeo di emergenza.

Per arginare le vendite sulle Borse, sono invece dovute intervenute le Autorità dei mercati di Roma e Madrid, introducendo ancora una volta lo short selling. La misura ha attenuato le vendite e in chiusura il Ftse Mib ha registrato un calo del 2,76%, il Ftse all share -2,92% dopo essere crollata ai minimi storici del 9 marzo 2009. Contenute anche le perdite della Borsa di Madrid che ha chiuso a -1,1% dopo avere perso oltre il 5 per cento. Forte il crollo di Atene, la peggiore, che ha lasciato sul terreno un pesantissimo 7,10 per cento. Giù Parigi -2,89%, -3,18% Francoforte e -2,09% Londra. Non è rimasta immune neppure Wall Street che dopo una seduta negativa, ha fermato le contrattazioni del Dow Jones a 12.721,23, arretrando dello 0,8%, l’S&P500 -0,9% e il Nasdaq -1,2%: la frenata dell’Europa potrebbe mettere a rischio la crescita già debole degli Stati Uniti.

La giornata era iniziata con i pesanti ribassi delle piazze asiatiche, con Tokyo che aveva lasciato sul terreno l’1,86 per cento. Epicentro ancora una volta Spagna e Italia trascinate al ribasso dalle dichiarazioni improvvide sull’eventuale uscita della Grecia dall’euro e i rinnovati timori sulla capacità della Spagna di sostenere il proprio debito. Parole che hanno riportato indietro le lancette dei mercati almeno di sei mesi. Annullato il lavoro di settimane di trattative per riportare Atene su un tracciato di stabilità, l’attenzione degli operatori si è scatenata sulle pedine più deboli Spagna e Italia costrette a correre ai ripari, reintroducendo lo short selling come già era successo ad agosto dello scorso anno.

Dodici mesi fa ad adottare la misura cautelativa erano state anche Francia e Belgio, ieri no. Anzi, Parigi ha precisato che non ha alcuna intenzione di introdurre lo short selling, in una giornata in cui lo spread dei governativi francesi con i Bund tedeschi si è allargato, un segnale che i timori di ricadute sull'”Europa core” si stanno facendo strada tra gli operatori. Prima dell’annuncio della Consob, Piazza Affari perdeva il 5,07%. La misura ha colpito nel segno costringendo gli operatori a ricoprirsi, vendendo titoli americani e tedeschi, quelli più facilmente liquidiabili. Ma mentre in Italia la limitazione del trading con i titoli a prestito durerà una settimana e riguarderà soltanto banche e assicurazioni, in Spagna la misura è più invasiva, segno che la speculazione è più forte: lo short selling infatti è stato messo al bando per tre mesi, ad esclusione dei market maker, su tutte le azioni, sui derivati Otc.

Un broker di Londra ha commentato che «in questo modo i regolatori vogliono proteggere le loro Borse azionari, in particolare i titoli bancari, temendo che la speculazione abbia informazioni non in possesso del mercato». Lo short selling è utilizzato per scommettere sulla discesa dei prezzi delle azioni. I trader prendono a prestito i titoli per rivenderli subito dopo e restituirli quando il prezzo è più basso, guadagnando così sul differenziale. Quando ad agosto del 2011, in piena crisi, venne interrotto lo short selling, nei giorni successivi le Borse misero a segno guadagni fino del 10 per cento. Questa mattina si vedrà se la storia si ripete.

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