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Paura dell’instabilità, lo spread vola a 200

Giornata nervosa sul mercato dei titoli di stato con il differenziale tra il Btp decennale e il Bund tedesco che è schizzato addirittura sopra quota 200 punti, un livello che non vedeva da mesi. Secondo alcuni osservatori la forte oscillazione registrata in mattinata sarebbe legata alle speculazioni di chi punta su una vittoria del fronte anti Euro guidato da Grillo alle prossime elezioni europee. Secondo altri il motivo sarebbe invece di natura tecnica, ed è la conseguenza del mancato successo dell’asta di Bund decennali da parte della Banca centrale tedesca, che avrebbe spinto gli investitori a cercare altrove rendimenti migliori.

Ieri Berlino ha infatti provato a collocare senza successo 5 miliardi di obbligazioni, ma offrendo un tasso decennale di appena l’1,41% avrebbe ricevuto richieste per soli 4,2 miliardi. E così alla fine sono state cedute agli investitori 3,78 miliardi di obbligazioni, mentre la Bundsbank ha dovuto farsi carico dei restanti 1,22 miliardi di Bund.
Lo spread irrompe dunque nella campagna elettorale, inducendo molti a stabilire una correlazione diretta tra l’incertezza provocata da una eventuale affermazione del M5S e la reazione dei mercati. «È solo un antipasto di quello che accadrebbe in caso di vittoria di Grillo», dicono da Scelta civica. Ma il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che nei giorni scorsi aveva già lanciato l’allarme su un possibile ritorno di fiamma dello spread, allarga l’orizzonte: l’aumento del differenziale si è verificato «in quasi tutti i Paesi, anche in Francia», perché «c’è un elemento di nervosismo sui mercati legato alla situazione europea e alle attese dei risultati elettorali». «In questi giorni – ha aggiunto stiamo osservando un segnale: i mercati possono reagire rapidamente quando aumenta l’incertezza.
Colgo il segnale come il timore che ci sia più incertezza sul futuro della politica economica in Europa».
E se anche il nervosismo registrato in mattinata fosse stato condizionato più da fattori tecnici che da motivi politici, va detto che nel pomeriggio le tensioni sono rientrate. In chiusura lo spread contro il Bund è sceso nuovamente a quota 177,7, un livello che equivale a un rendimento per il Btp decennale del 3,19%. Va detto che una settimana fa il tasso del decennale era crollato fino al 2,88%, tuttavia nonostante l’aumento dei rendimenti registrato negli ultimi giorni, il quadro resta comunque sensibilmente migliore rispetto a 12 mesi fa. Secondo gli esperti di Unicredit il costo medio del debito italiano è su livelli minimi, ed equivale all’1,6% annuo; nel maggio 2013, invece, il paese pagava un interesse medio del 2,2% all’anno sulle proprie passività. «Sangue freddo e testa fredda – ha commentato il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli -. Sono consapevole delle problematiche, ma non è che questa settimana io debba essere più preoccupato di un’altra.
L’andamento dello spread è il risultato di molti fattori, non di uno solo. Ormai la speculazione è strutturale e fisiologica in un mercato così aperto, competitivo e globalizzato. I grandi flussi finanziari si mettono in movimento in un secondo».
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