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Patuelli: questa Europa non ci piace

Le banche italiane credono fermamente nel progetto di costruzione europea ma «questa Europa non ci piace, non è quella che abbiamo sognato e vogliamo» afferma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli nella relazione all’assemblea annuale dell’associazione dei banchieri, anche se non bisogna chiudersi «in un antistorico neonazionalismo». Oggi l’Europa «è come un’aquila bicipite in cui una testa (quella monetarista) spinge per lo sviluppo, mentre l’altra crea troppe regole, sempre più stringenti per il capitale delle banche, anche con annunci continui di sempre altre misure che riducono la disponibilità di credito all’economia». Ci sono proposte, ha sostenuto, che renderebbero ancor più rigido il mercato creditizio perchè ridurrebbero fortemente i prestiti, come le ipotesi di aumentare gli assorbimenti patrimoniali a soglie addirittura superiori al 20% per le banche sistemiche, così come la proposta di rendere ancora più stringenti i criteri per considerare deteriorato un credito. Non basta. Patuelli ha richiamato anche la proposta di inserire un assorbimento patrimoniale per le banche di fronte all’acquisto di titoli europei : anche questa, ha affermato «porta a ridurre i prestiti a famiglie e imprese e gli investimenti in titoli di Stato». Al contrario, secondo il presidente dell’Abi, la soluzione è «completare urgentemente il disegno di rilancio europeo con l’approvazione di Testi unici europei con identiche norme bancarie, finanziarie, di diritto penale dell’economia, di diritto fallimentare e con una maggiore omogeneità fiscale, senza le quali le contraddizioni sono evidenti». 
Quanto all’Italia, secondo Patuelli, per l’attività economica stanno cominciando a spirare venti più favorevoli: «Da qualche mese percepiamo in Italia un’aria nuova e più costruttiva, dovuta alla convergenza delle iniziative delle istituzioni per la ripresa, degli sforzi delle categorie economiche» e dal contesto esterno largamente favorevole. E dà la parola alle cifre: «Anche i numeri bancari evidenziano elementi di ripresa: il complesso dei prestiti a famiglie e imprese che nel 2007, prima della crisi, ammontava a 1.279 miliardi, ora e’ di 1.403 miliardi».
Nei primi cinque mesi di quest’anno i nuovi mutui crescono del 64% mentre il credito al consumo aumenta dell’11% e i nuovi prestiti alle imprese crescono dell’11,6%. Secondo Patuelli, dunque le banche esprimono «il massimo impegno per la ripresa, pur con i sempre più stringenti vincoli normativi europei. Questo 2015 deve essere l’anno della svolta e l’inizio di una decisa ripresa. Se non ora, quando?».
Poi, il responsabile dell’Associazione di Palazzo Altieri ha reso omaggio all’operato del governo, dopo aver ricordato che i prestiti in sofferenza delle banche italiane ad aprile scorso sono arrivati sulla cima dei 191 miliardi. E ha affermato di apprezzare «il ruolo lungimirante della Banca d’Italia e l’impegno del Governo di trovare nuovi strumenti per favorire lo smaltimento della massa dei crediti deteriorati». L’apprezzamento, in particolare, va al recente decreto legge che «modernizza il diritto fallimentare, in particolare per il recupero dei crediti, e realizza l’omogeneizzazione del trattamento fiscale delle perdite sui crediti ai tempi europei».
Nella relazione, Patuelli si è soffermato anche sul tema delle relazioni industriali, ringraziando Alessandro Profumo, che ha guidato il comitato affari sindacali e del lavoro, e dando atto ai sindacati «degli sforzi costruttivi e convergenti» per il preambolo del nuovo contratto. Una cortesia ricambiata da Fabi, Fisac e Uil.«Quella del presidente di Abi, Antonio Patuelli, è stata una relazione approfondita e ha affrontato analiticamente tutti i problemi del settore, valorizzando però i risultati fin qui ottenuti» ha detto Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato di maggioranza dei bancari. «Ora», ha concluso Sileoni, «chiediamo al presidente un impegno politico affinché, in occasione sia delle prossime fusioni bancarie sia dei nuovi piani industriali, si adoperi a far rispettare ai gruppi creditizi gli accordi presi all’interno del rinnovo del contratto nazionale».
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