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Patuelli (Abi): doccia fredda su un sistema in decisa ripresa

Sulle sofferenze bancarie «è terremoto», dice Antonio Patuelli, presidente dell’Abi. Ma le nuove regole restrittive sugli Npl già annunciate da Danièle Nouy, la presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, stanno ora per paradosso allineando tutti a fianco delle banche. «Se la signora Nouy pensa che i crediti vadano conteggiati in modo diverso — prosegue Patuelli — deve parlarne prima con gli organismi internazionali di contabilità. Invece così è stata una doccia fredda, si cambia in autunno ciò che è stato definito in primavera. E proprio quando in sette mesi, da gennaio a luglio, le sofferenze nette sono calate in Italia del 23% alla cifra record di 65 miliardi. Dal 2011 al 2016 il sistema bancario ha accantonato 152 miliardi a fronte dei crediti deteriorati. Siamo in una fase virtuosa, di ripresa, di riduzione degli Npl sulle regole emanate in primavera».

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ieri ha espresso perplessità sui modi e contenuti della comunicazione di messa in discussione del meccanismo unico di vigilanza europeo. Se lo aspettava?

«Mi fa piacere la posizione del governo italiano. Risponde a opinioni che noi abbiamo espresso mercoledì scorso e che hanno trovato ampia eco: nelle rappresentanze sociali da Confindustria alla Confcommercio, dalla Cgil alla Uil e nello schieramento politico, da Renato Brunetta allo stesso Padoan. Sono intervenuti Renzi, Tajani, Prodi. C’è coralità, una grande convergenza critica. Di merito e di metodo».

Perché?

«Innanzitutto perché si apre una consultazione europea il 4 ottobre e la si chiude l’8 dicembre, per decidere regole che le banche dovrebbero seguire dal primo gennaio. Ma come si fa in 22 giorni ad arrivare a conclusioni ed emanare direttive? E poi: non veniamo da un’assenza di comunicazioni sugli Npl. In primavera è stata emanata dalla Bce una cospicua regolamentazione, della quale quest’ultimo documento è stato definito un addendum. È un terremoto. Vorrebbero un meccanismo automatico che contrasta con i principi contabili internazionali, in particolare l’Ifrs 9 che entrerà in vigore dal primo gennaio e introduce il concetto di perdite attese lungo la vita del credito. Due posizioni inconciliabili».

Le conseguenze di questa stretta, secondo voi?

«Primo, si favoriscono gli acquirenti di Npl: fissando una scadenza si abbassa il valore di ciò che si vende. Secondo, le banche dovrebbero avere più patrimonio: potrebbero quindi calare i prestiti alle famiglie e alle imprese, che invece ora sono in crescita».

È una questione solo italiana?

«No, le critiche sono rilevanti anche all’interno della Federazione bancaria europea: che difatti sta elaborando una posizione comune. Perché se cambiano oggi le regole sui crediti deteriorati, domani potrebbero mutare quelle sui derivati. E sarebbero coinvolte le banche di altri Paesi. Serve la certezza delle norme ».

Alessandra Puato

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