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Patto Ubi: sostegno alla banca «Fusioni, vogliamo contare»

«Stabile piedistallo di sostegno»: così il notaio Armando Santus definisce il patto di consultazione tra i grandi soci di Ubi, che raccoglie finora il 17,8% della banca guida da Victor Massiah ma potrà crescere attorno al 20%. Santus è membro del comitato di presidenza del patto insieme con l’avvocato Mario Cera e Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Cr Cuneo (CrC) che ha il 5,9%. Ma il patto — autorizzato dalla Bce appena il 28 gennaio e presentato ieri — non è un sindacato «di tipo vecchio, opaco, stile Cuccia» e «oltre le logiche territoriali». Si tratta di una decina di famiglie imprenditoriali con oltre l’1% di Ubi — Bosatelli (2,85%) Bombassei (1,005%), Pilenga (1,001%), Radici (1,047%), Andreoletti (1,011%) e Beretta (1,025%) — oltre a CrC e a Fondazione Banca Monte di Lombardia (3,95%) — che si sono legate al «confronto» da cui potrà poi nascere un impegno al voto comune in assemblea. Ma soprattutto il «Comitato azionisti di riferimento»(Car) vuole essere interlocutore «stabile, severo ma obiettivo, che stimoli il management». E anche di più: il Car vuole dire la sua nei passaggi più rilevanti come strategie industriali e risiko. Insomma, qualunque sia il possibile partner di Ubi tra Banco Bpm, Bper e Mps, è dal Car che passerà la scelta; dipenderà dalle condizioni, anche se a oggi, sottolineano, non ci sono dossier.

Genta analizza le tre ipotesi: Mps «dovrebbe essere ripulita dai rischi potenziali come le cause penali dei risparmiatori». Un merger con Banco Bpm «avrebbe un carattere nazionale, mentre Bper ha un carattere più regionale ma ha un azionista forte». Dipenderà anche dall’impegno richiesto: «Gli analisti parlano di aumento di capitale, perfino di 3 miliardi nel caso di fusione con Banco Bpm contro 700 milioni per Bper. E non vogliamo migliaia di esuberi». In ogni caso, mettono le mani avanti, Ubi non ha bisogno di consolidamento. E, sottolinea Cera, «non c’è moral suasion di qualsiasi autorità che possa imporre ai soci di una banca sana di fare m&a». Il piano industriale che Massiah presenta lunedì sarà la prima risposta ai soci. Che guarderanno anche alle cedole. Per Genta il dividendo salito da 12 a 13 centesimi è «soddisfacente ma non sufficiente». E il mercato mette gli occhi su Ubi: ieri +5,1% a 3,28 euro.

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