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«Patto su Ubi», la Procura chiede 31 rinvii a giudizio

La Procura di Bergamo ha chiesto 31 rinvii a giudizio per l’inchiesta sui vertici di Ubi Banca fra il 2009 e il 2015. La richiesta di processo riguarda, tra gli altri, i banchieri Giovanni Bazoli, Emilio Zanetti e Victor Massiah, attuale amministratore delegato dell’istituto, accusati di ostacolo alle autorità di vigilanza. La Procura contesta loro un’intesa nascosta a Consob, Bankitalia e al mercato sulla gestione dell’istituto e le nomine. Anche per la stessa Ubi, la banca nata nel 2007 dalla fusione Banche Popolari Unite e Banca Lombarda, è stato chiesto il rinvio a giudizio per illecito amministrativo e l’adozione di «un modello organizzativo inidoneo a prevenire la consumazione dei delitti».

La richiesta di rinvio arriva a soli tre giorni da una sentenza con la quale la Corte d’Appello di Brescia aveva invece annullato le sanzioni pecuniarie irrogate dalla Consob ritenendo adeguate, anche a riguardo del comitato nomine, le informazioni messe a disposizioni nelle relazioni sul governo societario di Ubi degli anni dal 2009 al 2013. Per la Corte d’Appello non ci sarebbe stato dunque alcun ostacolo al lavoro delle Autorithy da parte del consiglio di sorveglianza di Ubi.

La Procura di Bergamo, da parte sua, identifica come parti lese Consob, Banca d’Italia e Antitrust sul presupposto che a queste Autorità sia stato nascosto «un patto parasociale sussistente tra le Associazioni Ablp e Amici di Ubi Banca direttamente e di fatto riconducibili a Giovanni Bazoli e Emilio Zanetti, vincolante e fondato sui principi di pariteticità, alternatività e tendenziale alternanza tra Derivazione BPU e Derivazione Banca Lombarda, avente per effetto un’influenza dominante sul suddetto gruppo bancario anche mediante l’esercizio concertato del voto negli organi societari». Fra gli altri indagati figurano la figlia di Bazoli, Francesca, il presidente e il vicepresidente del consiglio di sorveglianza, Andrea Moltrasio e Mario Cera, l’ex presidente del consiglio di gestione, Franco Polotti, il vicepresidente, Flavio Pizzini. Secondo l’accusa, gli indagati al momento dei patti fondativi di Ubi Banca (novembre del 2006) avrebbero stretto un patto e «omesso di comunicare» il passaggio. L’accordo tra i presidenti di Banche Popolari Riunite (area bergamasca) e Banca Lombarda e Piemontese (area bresciana) «non era destinato a disciplinare la sola fase originaria del gruppo» ma sarebbe stato «a tempo indeterminato» per orientare «il reale processo di individuazione dei componenti degli organi societari della capogruppo e delle società controllate, oltre alla conseguente determinazione delle loro decisioni». I promotori del presunto accordo per i pm avrebbero «influenzato le maggiori questioni aziendali».

Paola Pica

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