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Patto tra Monti e Hollande per la crescita

ROMA — Ha fatto a tratti l’avvocato dell’Italia. Ha detto che ci vogliono meccanismi «efficaci, immediati, concreti, di protezione dei Paesi virtuosi», mettendo l’Italia in cima alla lista, citando il nostro avanzo di bilancio. Ha insistito non solo sulla crescita, ma sul concetto di «stabilità» della zona euro, attraverso misure da prendere subito, a fine mese, per proteggere tutti dalla speculazione.
Per questi motivi la visita del presidente francese François Hollande a Palazzo Chigi viene salutata da Monti come un piccolo successo. Nel governo non si spende la parola asse, non è più di moda e non rende l’idea, ma quella più operativa di «fortissima convergenza multipla», parole del premier, su quasi tutti i dossier. Nella sintesi di Napolitano, che riceve Hollande dopo Monti, esiste una «comunanza di vedute e un impegno solidale, dell’Italia e della Francia». I due Paesi, dice il presidente della Repubblica, «sapranno ancora muoversi nella direzione giusta».
Il presidente francese e il nostro premier si vedranno altre volte entro la fine del mese: la prossima settimana di nuovo a Roma, insieme alla Merkel e a Rajoy, fra pochi giorni in Messico, al G20. Ieri si è cominciato a mettere insieme i pezzi delle possibili misure che verranno discusse a fine mese a Bruxelles. Per Monti si può consolidare il progetto di «emissioni in comune di titoli» di debito, ne hanno discusso, l’Eliseo è d’accordo. Roma e Parigi la pensano allo stesso modo sui project bond, «bisogna che gli importi siano adeguati», scandisce Hollande, lasciando intendere che come Monti ritiene che non si debbano varare progetti pilota, come vorrebbe la Merkel, ma decisi e massicci investimenti europei. È d’accordo con il premier anche sullo scomputo di alcuni investimenti dalle regole di bilancio europee: «Ci vuole una classificazione più flessibile delle spese degli Stati».
Monti ovviamente annuisce, quella che ha definito come «fortissima» convergenza viene declinata nelle parole del collega francese: lasciano ben sperare per l’incontro, più importante, che i due avranno la settimana prossima, insieme alla cancelliera e al premier spagnolo. Hollande del resto insiste sull’urgenza di arrivare a misure efficaci e concrete per stabilizzare la zona euro in modo immediato: «Ci vogliono mezzi per proteggere gli Stati virtuosi, come l’Italia, occorrerà fantasia per individuare le misure giuste, ma le troveremo».
Non è poco: è un approccio costruttivo, concreto e solidale. Almeno è quello che appare. E nella comunicazione del presidente francese, nel cortile di Palazzo Chigi, dove per un attimo giungono gli echi del giubilo per il gol di Pirlo contro la Croazia, ci sono accenni ulteriori che riguardano l’intera Unione europea, «che non è un continente malato, che ha storia e forza per dare delle risposte» contro la speculazione.
Monti ha un profilo meno evocativo, lascia più spazio al presidente francese, si premura di non lasciare trasparire contrasti con Berlino: «Con la Merkel c’è sempre stata la ricerca di soluzioni comuni ed efficaci per l’Europa». Sottolinea però che l’Italia sarà fra i pochi, l’anno prossimo, «ad avere un avanzo strutturale»; aggiunge, citando Hollande, che «i comportamenti virtuosi non possono essere penalizzati da tassi anomali», dal costo che viene imposto dai mercati al finanziamento del nostro debito pubblico. L’inquilino dell’Eliseo gli fa eco: «Gli sforzi italiani andrebbero ricompensati», Roma «non dovrebbe avere uno spread così alto».
Aggiunge, il premier, che «quello fatto per affrontare la crisi non è poco, anche se non sufficiente». Il riferimento è agli aiuti, da ultimo, al settore bancario spagnolo. È dunque scontato constatare che «l’euro non è al riparo». Ma «sono fiducioso che Francia e Italia daranno il massimo contributo allo sviluppo solido e armonioso della nostra comune casa europea». È un «momento cruciale — conclude — per il mondo e per l’Unione Europea».
Al Quirinale, dove Hollande si sposta alle sette di sera, la convergenza fra i due Paesi emerge con altre sfumature. Napolitano viene invitato a Parigi, fa una sintesi della visita con queste parole: «Senza fatali esitazioni e indugi», è ora che l’Europa apra «nuove prospettive di rilancio della crescita economica e della giustizia sociale, in stretto legame con la condivisione di discipline di bilancio e di avvio dell’unione fiscale». Hollande, da parte sua, ribadisce con forza che al prossimo Consiglio europeo non accetterà «mezze misure».

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