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Patto “segreto” Merkel-Hollande Riforme vincolanti e integrazione così verrà blindata l’eurozona

Non basta tentare in extremis un compromesso con Tsipras per tenere Atene nell’eurozona: occorre anche altro, cioè riforme radicali, per blindare e salvare da crisi e rischi di disintegrazione l’Unione europea ma soprattutto l’eurozona e la sua moneta unica. Ecco l’essenza del piano segreto francotedesco, la cui esistenza è stata rivelata ieri in anticipazioni dal settimanale Die Zeit . Uno scoop molto credibile, visti gli eccellenti canali d’informazione di cui il media dispone alla Canceldi Angela Merkel e François Hollande sono decisi, sempre secondo l’indiscrezione, a proporre il loro piano di riforme radicali agli altri 26 Stati dell’Unione, al prossimo vertice europeo di fine giugno.

Il piano franco-tedesco, sempre secondo il resoconto del settimanale, è un succinto documento di appena tre pagine. Lancia proposte che evocano l’idea di “Kerneuropa”, quel nocciolo duro europeo essenzialmente da costruire attorno all’intesa Berlino-Parigi, che fu enunciata da Wolfgang Schaeuble, oggi ministro delle Finanze e già allora uomo-chiave della politica europea, negli anni Novanta, durante il cancellieratoHelmut Kohl, e dal consigliere di Kohl per la politica europea, Karl Lamers. Ma vediamo il progetto punto per punto.
1) Integrazione politica. Gli Stati membri dell’unione economica e monetaria dovrebbero rafforzare in modo significativo integrazione e interdipendenza delle loro politiche. Soprattutto delle politiche economiche e finanziarie. In particoleria. lare, i leader dei paesi dell’eurozona dovrebbero tenere tra loro vertici “ben più regolari” e di fatto più frequenti rispetto a quanto avviene oggi.
2) Nuovi poteri all’Eurogruppo. La capacità di decidere, agire, imporre decisioni da parte dell’Eurogruppo, cioè del consiglio dei ministri economici e finanziari dei paesi membri dell’eurozona, deve essere sostanzialmente migliorata. Tra l’altro «il ruolo del presidente dell’Eurogruppo deve essere rafforzato assegnandogli più poteri rispetto agli Stati nazionali di quanti egli non abbia oggi, e l’Eurogruppo stesso dovrà poter disporre di più risorse» per intervenire in caso di crisi.
3) Coinvolgere il Parlamento europeo. Merkel e Hollande propongono anche di rafforzare il ruolo dell’Assemblea, che attualmente è l’unica istituzione dell’Unione europea direttamente eletta dai popoli sovrani della Ue e non formata da accordi tra governi nazionali, creando al suo interno «strutture specifiche, che dedichino il loro lavoro all’eurozona». L’idea è di dare con controlli parlamentari una legittimità democratica alle riforme radicali, al tempo stesso l’Europarlamento si troverebbe di fatto diviso tra rappresentanti di paesi membri e non membri dell’eurozona. O meglio, tra quelle sue istituzioni che eserciteranno un compi- to legislativo e di vigilanza sull’eurozona e quelle che lavoreranno per la situazione generale di tutti i 28 paesi membri della Ue.
4) Quali Paesi saranno obbligati a seguire le riforme. Secondo il piano Merkel-Hollande, scrive Die Zeit , le “riforme radicali” saranno “vincolanti” soltanto per gli Stati membri dell’area della moneta unica e per quei Paesi che hanno deciso di entrare a far parte dell’eurozona e vi si stanno preparando. Senza che lo si dica apertamente, ciò significa che Paesi esterni all’eurozona, come Regno Unito o Svezia, saranno liberi di scegliere se partecipare alle riforme o restare fuori della porta.
L’iniziativa rilancia il tandem franco-tedesco spesso osteggiato perché visto come “direttorio” da altri Paesi, e può riaccendere il timore di un ritorno forte della vecchia idea tedesca dell’Europa a due velocità. Per appartenere alla pattuglia di punta, occorrerebbe istituzionalmente restare nell’euro, anche a costo di sacrifici durissimi. Il piano, sempre che l’indiscrezio- ne di Die Zeit corrisponda alla verità, potrebbe creare una nuova dinamica d’integrazione nella Ue. Una dinamica che introdurrebbe di fatto una divaricazione in prospettiva crescente tra i Paesi che hanno adottato l’euro (più in futuro quelli che entreranno nell’Unione monetaria, se lo vorranno e ne avranno soddisfatto i requisiti di rigore e stabilità) e gli altri membri dell’Unione. Perché l’integrazione politica rafforzata e accelerata nella sola eurozona lascerebbe più sovranità, ma anche un ruolo europeo molto più marginale, a chi è fuori dall’euro. Quasi come coercizione implicita a entrarvi.
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