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Patto Rcs verso lo scioglimento

L’ultima parola spetterà all’incontro tra i soci del patto Rcs, convocato per lunedì 14 ottobre. Ma, dalle prime indicazioni che emergono, il giro di consultazioni portato avanti in queste settimane dal notaio Piergaetano Marchetti tra i soci sindacati del Corriere avrebbe evidenziato che non ci sono margini per ridisegnare un nuovo accordo parasociale. Il patto con tutta probabilità si scioglierà e dopo, su base volontaria, si potrà aderire a un accordo di consultazione, ma molto «light».
Secondo quanto si apprende da fonti vicine agli azionisti, nell’ambito della complicata trattativa per ridisegnare gli assetti di Rcs, la maggioranza dei soci avrebbe fatto presente di essere disposta a vincolare le azioni solo a determinate condizioni. Il punto è che le condizioni poste dai singoli spesso appaiono inconciliabili nell’ambito di un disegno complessivo volto a replicare, pur in versione alleggerita, un patto parasociale sul modello dell’attuale che è in scadenza, con le disdette prorogate a fine mese.
Tra i diversi paletti posti da alcuni azionisti, per esempio, figurebbe una modifica della governance del Corriere oppure – si racconta – la volontà di vincolare il diritto di voto al patto, ma nello stesso tempo avere una gestione più «dinamica» dei titoli Rcs, ovvero avere la possibilità di costruire operazioni sui pacchetti oggetto dell’accordo. Si profilerebbe, dunque, allo stato attuale, lo scenario del «liberi tutti», fatta salva la volontà di alcuni grandi soci di consultarsi. In altre parole il vecchio patto, come peraltro atteso, andrà in soffitta nell’attuale formula.
Sarebbe questo l’orientamento attuale della maggioranza degli azionisti forti di Rcs. Una scelta che sarebbe maturata nelle ultime settimane, complice anche le dichiarazioni di John Elkann che ha spostato l’attenzione dallo strumento (il patto) all’obiettivo da conseguire (la stabilità). A fine settembre il presidente della Fiat che ha il 20% di Rcs e figura come primo azionista del Corriere, ha sottolineato che è importante che Rcs abbia un assetto proprietario che le dia stabilità. Non interessa però se questo obiettivo debba essere raggiunto con un prolungamento del patto di sindacato, con un patto di consultazione oppure senza alcun accordo parasociale. «Ci siamo rafforzati in Rcs per creare le condizioni per avere un assetto proprietario che dia la stabilità necessaria all’azienda per continuare a portare avanti il suo piano», ha detto Elkann.
Del resto tra i grandi soci, molti avevano già fatto capire di non essere più disposti a vincolare i titoli. L’ad di Mediobanca, Alberto Naìgel, sponsor dello scioglimento del patto nell’ambito della nuova strategia dell’istituto più focalizzata sul core business, lo aveva già apertamente dichiarato prima dell’estate. Ma anche Fonsai(5,6%), che pur ha seguito l’aumento di capitale, aveva fatto sapere di non voler vincolare le azioni. «Usciremo dal patto attuale perchè per noi uno dei punti chiavi è entrare nella piena disponibilità della partecipazione per essere liberi di gestirla», aveva dichiarato il numero uno Carlo Cimbri. Copione simile per le Generali (1%). Italmobiliare (3,8%) sembrerebbe più possibilista su un accordo light, mentre ancora da verificare sono le posizioni di Intesa-Sanpaolo (6,5%), Pirelli (5,4%), Sinpar (1,3%) e Mittel (1,3%).
L’appuntamento di lunedì con il patto di sindacato dovrebbe servire così per un confronto su quanti vogliono restare comunque nell’azionariato Rcs per garantire stabilità al gruppo, si apprende da fonti vicine a uno dei soci, a prescindere dall’esistenza di un patto alternativo per il Corriere. C’è poi il capitolo dei soci fuori dal patto di sindacato. Tra questi spiccano le posizioni di Urbano Cairo con il 2,8% e Diego Della Valle, con l’8,9%. Ma solo pochi giorni fa l’imprenditore della Tod’s ha dichiarato: «Fra pochi giorni ci sarà un incontro degli azionisti di Rcs Mediagroup, per il mio 8,9% di quota non c’è nessun accordo perchè a casa mia si comanda con la maggioranza».

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