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Patto, multe «consolidate»

Il Patto di stabilità per le società in house sarà “parallelo” a quello per gli enti locali, e non si intreccerà (almeno all’inizio) in un bilancio consolidato, ma se un’azienda sforerà i vincoli anche il Comune controllante ne subirà le conseguenze.
Funziona in questo modo l’ipotesi di provvedimento attuativo che il ministero dell’Economia sta mettendo a punto per applicare l’articolo 18, comma 2-bis del Dl 112/2008, cioè la norma che estende alle in house i vincoli di finanza pubblica dei Comuni. Il provvedimento è in fase di elaborazione, sarà sottoposto al confronto con le associazioni delle imprese e secondo il calendario previsto entrerà in vigore dal 2014; la rilevanza delle nuove regole, destinate a impattare su una platea di circa 1.400 aziende secondo le stime dell’Economia, già accende il dibattito fra gli operatori, che forse avevano “archiviato” le preoccupazioni per un’estensione del Patto prevista fin dal 2008 ma finora rimasta nel cassetto.
Ad allungare i tempi dell’attuazione sono stati i restyling alla regola originaria e i rilevanti problemi di intervento su un panorama parcellizzato e non troppo trasparente a livello di dati di bilancio. Anche per queste difficoltà, l’Economia sembra aver abbandonato per ora l’idea di un’applicazione consolidata dei vincoli fra Comune e partecipate, preferendo la via delle regole parallele applicate alle sole società. Come accaduto per gli enti locali, comunque, le regole potrebbero poi subire un’evoluzione rilevante negli anni successivi.
In pratica, la bozza preparata dall’Economia prevede un doppio obiettivo per le società (si veda anche Il Sole 24 Ore del 30 gennaio). Il primo è fondato sul saldo di bilancio e chiede in pratica di evitare perdite, e il secondo chiede di non superare un certo limite nel rapporto fra debito e patrimonio netto: questo secondo indicatore, in modo corretto, sarebbe differenziato a seconda dei settori di attività dell’azienda, che naturalmente richiedono strutture di costi e investimenti diversi fra di loro.
Per rendere effettivi questi parametri, l’Economia ipotizza per le società che sforano i vincoli un piano di rientro quinquennale, ma anche un meccanismo sanzionatorio parallelo a quello del Patto di stabilità degli enti locali, e basato su cinque misure: peggioramento dell’obiettivo di saldo pari allo sforamento, stretta sui costi operativi (il valore che nei bilanci societari rappresenta l’equivalente della spesa corrente), limiti alle assunzioni, divieto di indebitamento e taglio dei compensi nei Cda e nei collegi sindacali.
Accanto a queste penalità, però, si ipotizzano delle sanzioni anche a carico dell’ente controllante, per spingere a un maggiore controllo ed evitare nei rapporti finanziari con l’azienda comportamenti “opportunistici” in grado di eludere le nuove regole.
L’ipotesi è di applicare anche all’ente locale un peggioramento dell’obiettivo di saldo pari allo sforamento realizzato dalla società, riparametrando il tutto in base alle quote di partecipazioni nel caso in cui il pacchetto azionario non fosse tutto nelle mani del singolo ente.
Resta da chiarire se per l’applicazione delle sanzioni serve una norma primaria o al decreto attuativo basta appoggiarsi al riferimento all’«assoggettamento delle società al Patto di stabilità interno» scritto nell’articolo 18 del Dl 112/2008.

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