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Patto Merkel-Draghi: uniti per l’euro

Dopo una settimana di incertezze e speculazioni sulla sua proposta di formalizzare al vertice europeo di marzo un’«Europa a diverse velocità», Angela Merkel ha voluto sgomberare il campo da un equivoco. «Non è vero che ho parlato di velocità diverse riguardo all’eurozona. Anzi, l’area dell’euro deve essere coesa e continuare a sostenere i progetti varati assieme come il fondo salva-Stati Esm». Il chiarimento è arrivato ieri sera, dopo uno dei periodici incontri a Berlino con il presidente della Bce, Mario Draghi, ma stavolta blindatissimo e durato oltre due ore.
Nei giorni in cui è di nuovo tornata a galla la questione della permanenza della Grecia nell’euro e i mercati hanno iniziato a mostrare segni di nervosismo nei confronti dell’Italia, ma soprattutto, in un momento in cui i partiti populisti propagandano un ritorno alle valute nazionali, la cancelliera ha spazzato via le ansie riguardo alla possibilità che la Germania sfoderi vecchie chimere di due o più monete uniche o di “noccioli” nordisti. Tanto più nel giorno in cui è emerso un nuovo record del surplus commerciale della “Cina d’Europa” che potrebbe rinfocolare la tensione con l’amministrazione Trump, dopo le durissime accuse di Washington contro la Germania e la Bce per aver “manipolato” l’euro.
Un esordio, quello della presidenza americana, che fa presagire una fine dell’”età della concordanza” tra le principali banche centrali del mondo, che in questi anni hanno mantenuto fede a una tregua stabilita all’inizio della crisi per non scatenare una guerra delle valute. Le dichiarazioni di Trump e del segretario al Commercio, Navarro, sul dollaro troppo forte fanno temere che si avvicini uno scontro con Janet Yellen, decisa ad aumentare il costo del denaro. E, dopo di lei, che il coordinamento internazionale dei guardiani della moneta unica con la Fed diventi sempre più difficile. L’euro, in un contesto del genere, non può avere crepe.
I temi ai quali pensa invece Merkel con l’”Europa a più velocità”, ha precisato ieri, «sono quelli su cui può esserci una cooperazione rafforzata, come proposto di recente dalla Danimarca sulla giustizia». Insomma, «sono progetti aperti a tutti: deve essere avanzata una proposta e un’offerta aperta a tutti. Non è fattibile che tre Stati si siedano assieme, decidano e vadano avanti da soli, lasciando gli altri fuori».

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