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Patto Mediobanca con l’uscita di sicurezza

Rinnovo quasi al completo per il patto di Mediobanca: ma da ottobre si prepara una revisione che alleggerisca ulteriormente l’accordo di blocco che riguarda un terzo del capitale, e tra poche settimane dovrebbe consentire piena autonomia agli azionisti che vogliono svincolarsi per poter vendere le loro quote.
L’assemblea dei pattisti, riunita oggi a Milano dal commercialista Angelo Casò che la presiede, dovrebbe prendere atto della disdetta anticipata della sola Italmobiliare, holding dei Pesenti che da gennaio potrà così svincolare il suo 0,98%. Il restante 27,5% delle azioni resterà nel ” blocco” dove ci s’impegna «a non vendere le azioni, né a trasferirle o a mettere in atto operazioni che possano modificarne la titolarità e disponibilità » – fino a fine 2019. A quella scadenza il patto potrebbe nonrinnovarsi. Dal 2020 infatti la banca d’affari avrà introdotto il modello di governo societario “monistico” già in statuto, dove la lista per rinnovare il cda è stilata dal cda uscente (non più dal patto).
La clausola per alleggerire l’accordo, allo studio da qualche giorno, potrebbe concretizzarsi subito dopo la chiusura della ” finestra” che fino al 30 settembre consente l’uscita anticipata. In discussione, dopo le richieste di alcuni pattisti – tra cui Unicredit, prima forza nell’azionariato con l’ 8,4% del capitale Mediobanca e venditrice in prospettiva – di avere più autonomia nel gestire le uscite a fini di vendita. In discussione sarebbe l’art. 4 del testo, per cui « l’assemblea dei partecipanti, in deroga a quanto previsto, in situazioni da essa ritenute eccezionali può autorizzare la cessione di tutte o parte delle azioni, da ripartire proporzionalmente tra i partecipanti». Di fatto un potere di veto concesso dall’accordo ai pattisti: anche se i passati casi Della Valle, Groupama, Fca, Fineldo testimoniano della flessibilità con cui il veto è sempre stato inteso. Tuttavia da ottobre, archiviate le disdette, il sindacato avvierà consultazioni per sfumare il passaggio, e introdurre da gennaio il ragionevole obbligo dei pattisti a dare via libera al socio che intenda svincolare le azioni ai fini della vendita, purché a condizioni di mercato e nel rispetto del diritto di opzione in essere.
La postilla, a quanto si apprende, sarebbe gradita a un po’ tutti gli aderenti: a partire da Unicredit. È noto che Jean Pierre Mustier, leader assoluto di Unicredit da due anni, non fa mistero di voler vendere la quota in Piazzetta Cuccia, non ritenuta strategica e che impegna capitale in una banca sempre più rivale di Unicredit, specie nelle attività di investimento e credito al consumo. Ma Unicredit ha in carico il pacchetto a 10,1 euro, e solo oltre quella soglia intende vendere: ieri in Borsa Mediobanca è stata ferma a 9,26 euro, circa un 10% distante dal “prezzo obiettivo” di Mustier. Prezzo che aveva toccato in aprile, prima degli scossoni del governo gialloverde su Piazza Affari: e che potrebbe rivedere se la legge di bilancio non sarà troppo creativa per i conti pubblici. Quanto all’uscita di Italmobiliare, sorprende poco: Carlo Pesenti disse nel 2013, che l’epoca dei patti parasociali «era finita». Presto potrà liquidare 8,67 milioni di azioni in cambio di circa 80 milioni ( ma non pare intenzionato, poiché Italmobiliare ha 300 milioni di cassa netta). Italmobiliare resta peraltro nel patto Mediobanca col 14,3% di Fin. Priv, in condominio con Fca, UnipolSai, Generali, Pirelli, Telecom sull’ 1,62% del capitale.
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