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Patto Mediobanca a rischio ma i grandi soci resistono

Una scossa ha attraversato piazzetta Cuccia nella tarda mattinata di ieri, quando alla fine della riunione informale sulla governance, il presidente del patto di sindacato Angelo Casò ha risposto in maniera sibillina alle domande dei giornalisti. «A settembre avremo la finestra per la disdetta del patto. Oggi lo zoccolo forte è pari al 25% del capitale, ma sotto questa soglia il patto si scioglie». Regole scritte nei regolamenti in vigore ma perché ciò diventi realtà occorre che un gruppo di azionisti con oltre il 6,4% del capitale chiedano effettivamente di uscire dall’accordo. Idea che forse stanno accarezzando alcuni soci italiani minori che non trovano grande beneficio dal rimanere all’interno di un accordo di blocco che vincola le azioni ma lascia tutti liberi al momento del voto. In occasione dell’ultimo rinnovo, per esempio, il gruppo Pesenti aveva aderito con una quota pari solo alla metà di quella posseduta, l’1,56%, permettendo al sindacato di rimanere sopra la soglia del 30%. Mentre la francese Groupama si era divincolata totalmente arrivando poi a vendere tutta la sua partecipazione sul mercato.

I grandi soci si sono comunque affrettati ad allontanare l’eventualità di un liberi tutti. Da Unicredit è arrivata in serata la precisazione che non è stato «mai ipotizzato finora alcuno scioglimento del patto e tanto meno ci sono state discussioni in tal senso», mentre il consigliere Tarak Ben Ammar, molto vicino all’azionista Vincent Bolloré, ha detto: «non mi risulta uno scioglimento del patto».
Tutto rientrato quindi? Si vedrà dopo l’estate se arriveranno le defezioni e se anche l’ultimo dei salotti buoni si scioglierà a sua volta dopo quelli di Rcs, Pirelli, Telecom, Gemina. Intanto il lavoro del management per riformare la governance secondo le direttive di Banca d’Italia va avanti e alla prossima assemblea di ottobre verrà modificato lo statuto in vista del rinnovo del 2017. Il prossima cda di Mediobanca dovrebbe essere ridotto a 15 membri con al suo interno solo tre manager della banca rispetto agli attuali cinque. Il presidente Renato Pagliaro, l’ad Alberto Nagel e il dg Saverio Vinci dovrebbero mantenere le loro posizioni anche se Pagliaro non potrà più presiedere il comitato esecutivo. Inoltre più spazio sarà concesso alle minoranze che dovrebbero avere due rappresentanti in consiglio invece che uno.
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